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Da azioni e derivati 1 miliardo

Parte con una dote di 1 miliardo la tassa sulle transazioni finanziarie, che entra così a pieno titolo tra le coperture della legge di stabilità approvata ieri sera dal Consiglio dei ministri, accanto alla fase due della spending review e alla revisione delle agevolazioni fiscali.
Copertura che andrà evidentemente calibrata “in progress”, poiché il meccanismo definito ieri dal Consiglio Ecofin a Lussemburgo dovrà essere perfezionato nelle prossime settimane. La proposta di regolamento verrà sottoposta all’esame dell’Eurogruppo il 12 novembre e, se l’accordo definitivo interverrà entro fine anno, la «Tobix tax» potrà procedere speditamente verso la definitiva adozione.
La base di partenza è la proposta messa a punto dalla Commissione europea il 28 settembre 2011, che prevede l’effettiva partenza della tassa dal 2014. Timing che potrebbe essere a questo punto anche anticipato. Vi si prevede l’imposizione di un prelievo dello 0,1% su tutte le transazioni finanziarie relative ad azioni e titoli e dello 0,01% sulle transazioni che investano i derivati. Secondo i calcoli di Bruxelles, i maggiori introiti per le casse dell’Unione europea potrebbero attestarsi attorno ai 57 miliardi l’anno. Stime effettuate sul volume complessivo delle transazioni che ora andranno aggiornate, così come andrà ponderato con attenzione l’impatto su volumi e liquidità dei mercati, e dunque anche sul Pil dell’eurozona.
Proprio da queste premesse parte la storica opposizione della Gran Bretagna a qualsivoglia forma di tassazione che ponga a rischio la stabilità della City.
Stando al dispositivo messo a punto dalla Commissione, il gettito dell’imposta andrebbe condiviso tra l’Unione europea e gli Stati membri. In sostanza, parte degli introiti sarebbe impiegata come risorsa propria dell’Unione. Si è scelta la strada obbligata della cooperazione rafforzata, e dunque la «Tobin tax» in versione europea nasce con il sostegno di 11 paesi.
Stando a quanto ha dichiarato l’ambasciatore italiano presso la Ue, Ferdinando Nelli Feroci, il via libera da parte del governo italiano è intervenuto «dopo approfondita riflessione». È noto infatti che il presidente del Consiglio, Mario Monti avrebbe preferito procedere a 27 per evitare rischi di frammentazione del mercato unico.
Nel dettaglio, la proposta prevede che l’imposta si applichi a tutte le transazioni di strumenti finanziari (e non quindi le rendite) per le quali almeno una controparte della transazione abbia sede all’interno dell’Unione europea. Chiaro l’intento di agire in chiave antispeculazione finanziaria, penalizzando i movimenti di capitale a breve.
Il via libera da parte italiana trae origine evidentemente anche da ragioni politico-diplomatiche. L’asse franco-tedesco sulla «Tobix tax» si è mostrato molto solido, e un’opposizione del nostro Paese sarebbe stato in questa fase diplomaticamente inopportuno, e probabilmente senza effetti concreti, poiché si sarebbe comunque raggiunto il numero minimo di adesione per far scattare il meccanismo della cooperazione rafforzata.

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