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Cybersecurity, il decreto legge in campo contro i rischi del 5G

Agire subito contro i rischi del 5G. Intromissioni, furti on line, minacce e ostilità di ogni genere. Fino al timore, già in ballo, di non poter controllare un territorio informatico all’improvviso sconfinato e veloce come la luce. Il decreto legge in arrivo sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica serve anche a questo. Era in origine un disegno di legge del precedente governo (si veda «Il Sole 24 Ore» del 20 luglio). Il nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha già messo all’esame del preconsiglio di oggi il provvedimento, in vista del consiglio dei ministri che dovrebbe essere convocato domani o giovedì. Il testo è diventato, dunque, norma urgente.

I motivi ci sono. L’allarme sui rischi cyber per l’introduzione del 5G sono molteplici. A metà giugno Conte, accompagnato dal direttore del Dis Giuseppe Vecchione, ha fatto visita al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. Alla Dna, infatti, ci sono magistrati superspecialisti nella materia: si confrontano in un tavolo aperto da mesi con i responsabili delle polizie giudiziarie di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, viste le numerose preoccupazioni.

Vecchione, del resto, in commissione Trasporti alla Camera definì il 5G «potenzialmente foriero di rischi per la sicurezza nazionale». Perimetro cibernetico e 5G sono stati seguiti in particolare da Bruno Valenzise, 48 anni, appassionato giurista, caporeparto Ucse (ufficio centrale per la segretezza) del Dis e venerdì scorso nominato dal Consiglio dei ministri vicedirettore vicario del Dipartimento informazioni e sicurezza.

Sul piano commerciale, infatti, il nuovo standard di comunicazione mobile 5G avanza inarrestabile: ogni sistema di protezione, controllo e garanzia diventa urgente. Prima che sia troppo tardi. Basta che un ufficio dello Stato metta nella propria rete uno strumento esterno non controllato e garantito né blindato contro le incursioni esterne. Ecco perché la concezione del perimetro nazionale di sicurezza cibernetica, pure criticato perché molto articolato e complesso, è ormai una strada inevitabile. Fino a spingere il governo ad approvarlo di corsa con un decreto legge.

La bozza di testo all’esame del preconsiglio fino a ieri sera non era stata diramata ma l’attesa è per un articolato identico a quello del disegno di legge già in Senato. Coinvolge amministrazioni pubbliche, enti e operatori nazionali, pubblici e privati, tutti quelli che svolgono «funzioni e servizi essenziali» e quelli fondamentali per la sicurezza nazionale. Gli obblighi riguardano le reti, gli appalti e il «procurement», le comunicazioni degli attacchi informatici. Oltre al Dis, protagonisti del sistema di controllo e garanzia sono il ministero dello Sviluppo economico, quello dell’Interno con la Polizia delle Telecomunicazioni, l’Agid, la Difesa, in campo anche gli Affari Esteri e il Mef. Severo il sistema di sanzioni per le inadempienze: previste almeno otto fattispecie con cifre da un minimo di 200mila euro fino a 1,8 milioni. In caso di omesse o false comunicazioni davanti a controlli e accertamenti scatta la reclusione da uno fino a cinque anni.

Nel provvedimento, da subito o più probabilmente in sede di conversione in legge da parte del Parlamento, potrebbero poi entrare i punti salienti della riforma della disciplina del «golden power». Le modifiche sull’esercizio dei poteri speciali del governo nei settori strategici e in particolare nelle telecomunicazioni 5G erano già state approvate dal precedente governo con un decreto legge decaduto però lo scorso 9 settembre.

Carmine Fotina

Marco Ludovico

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