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Cybercrime, attacchi per 9 miliardi Piattaforma anti hacker per le imprese

Furti di dati e di identità, blocchi ai sistemi, hackeraggio di segreti industriali e brevetti. Il cybercrime costa all’Italia, ogni anno, oltre 9 miliardi di euro. Eppure il mercato italiano della cybersecurity – cioè di tutte le infrastrutture, i sistemi e le pratiche su come proteggere gli ecosistemi 4.0 dagli attacchi informatici, dai “bachi” e dai furti di dati – ne vale oggi poco meno di 1 e solo il 33% del top management italiano valuta la sicurezza informatica come una priorità di investimento.
Questo spiega questo la necessità, ieri a Milano, di fare il punto – con il road show organizzato da Nova24-Il Sole 24Ore, in collaborazione con Assolombarda e il Cini (Consorizio interuniversitario nazionale per l’informatica)– sulla sicurezza informatica e le ricadute sulle imprese.
Del resto, la notizia arriva in sala da lontano: Facebook si prepara a finalizzare l’acquisizione di una delle maggiori aziende di cybersecurity al mondo. Significa che il tema non è più solo materia da convegni. Ma l’Italia, con la sua polverizzazione di piccole e medie imprese, si scopre vulnerabile e, culturalmente, poco attenta a investire in quello che “non vede”.
«La cibersicurezza gioca un ruolo chiave – ha spiegato Stefano Zanero, del Politecnico di Milano – quando si parla di Industria 4.0: la connessione non solo dei sistemi informativi ma anche di prodotti e linee di produzione con l’esterno attraverso il web aumenta il numero di minacce che le aziende devono affrontare».
Per questo, Alvise Biffi, coordinatore del comitato Cyber Security Assolombarda e presidente della Piccola Industria di Confindustria Lombardia, ha spiegato che da fine anno sarà attiva la piattaaforma Cibersicurity Alliance: si tratta di un sistema per far dialogare le imprese lombarde con la polizia postale. Gli obiettivi saranno quelli di condividere informazioni, fare domande alle Forze dell’Ordine in caso di sospetti di essere vittima di un possibile attacco, ma anche lanciare ai soci eventuali “warning” in caso si sia stati vittime o si sia a conoscenza di tentativi di “effrazione virtuale”. Infine, sarà uno strumento per supportare le vittime. La piattaforma – ha concluso Biffi – è in fase di testing e sarà attiva entro fine anno».
«Il crimine è organizzato. Le aziende, invece, sono spesso sole e temono il “danno reputazionale” a raccontare di essere state vittime di attacchi – ha affermato Stefano Venturi, vicepresidente Assolombarda Confindustria Milano, Monza e Brianza, Lodi –. Il 2018, poi, va considerato “l’anno zero” nell’ambito della sicurezza informatica e il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (Gdpr) rappresenta una prima risposta alle sfide poste dallo sviluppo tecnologico. In questa direzione siamo da tempo impegnati a rispondere alle necessità delle imprese con servizi concreti. Penso, per esempio, al Toolkit sulla sicurezza informatica “Cyber Security Check”, che valuta il profilo di rischio delle imprese fornendo una fotografia della situazione aziendale, o alla piattaforma “Cyber Security Alliance”, che metterà a disposizione delle imprese le news più rilevanti in tema di sicurezza informatica e software specifici e dall’altro aprirà una finestra di dialogo con le forze dell’ordine».
Nel corso della mattinata si sono susseguite anche alcune esperienze relative ai sistemi di prevenzione.
Per Giorgio Mosca, direttore Security & Information Systems di Leonardo, che ha sviluppato in quanto provider di soluzioni, tecnologie e servizi all’avanguardia per la cybersicurezza, «è importante mettere in sicurezza non solo il “perimetro” dell’azienda, ma tutta la value chain. Siamo nella fase in cui gli impianti, grazie all’Intelligenza artificiale, diventeranno sempre più autonomi nell’intercettare il pericolo e reagire». Non solo. Giuseppe Biffi (Siemens), ha sostenuto l’importanza, per le imprese, di un approccio “a cipolla”, cioè di adeguare la protezione ai diversi strati dei processi produttivi e comunicativi, consentendo, ad esempio, ai fornitori di accedere ad alcune aree circoscritte dei propri sistemi. Mentre Matteo Herin (Leroy Merlin)– in partnership con la società piemontese AizoOn, specializzata in consulenza tecnologica e rischi informatici – ha sottolineato l’importanza di ridurre i tempi di identificazione e diagnosi degli attacchi.
Anche se le aziende sono sempre restie ad esporsi, il fenomeno è stimato in crescita esponenziale. Rispetto al 2016, secondo il Rapporto Clusit 2018 sulla sicurezza Ict in Italia, gli attacchi gravi contro bersagli specifici sono cresciuti del 29% nel settore ricerca/educazione, di quasi il 12% nel comparto banche/finanza, del 9% nella sanità e del 5% verso le cosiddette “infrastrutture critiche”.
Mentre gli attacchi verso “target multipli”, ovvero compiuti in parallelo dallo stesso gruppo di attaccanti contro numerose organizzazioni, sono cresciuti di ben il 353 per cento.

Laura Cavestri

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