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Cyberavvocato, intelligenza umana e artificiale

Sta nascendo il Cyberavvocato, una nuova figura ibrida che si fonda sulla complementarità tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Nell’attività legale si sono fatti passi da gigante verso un’evoluzione professionale fondata sulla simbiosi tra queste due intelligenze. Secondo il 77% degli intervistati di un’indagine condotta nel 2016, tra gli addetti ai lavori in 33 paesi diversi, la tecnologia non aveva per il momento sostituito il compito degli avvocati, ma per più della metà (52%) lo avrebbe fatto nei successivi cinque anni. Lo scenario attuale mostra che, se da un lato non è ad oggi pensabile sostituire la professione dell’avvocato con la tecnologia, dall’altro è in atto una trasformazione che riguarda tutto il mondo delle professioni verso una nuova figura ibrida che permette di far fronte ai processi di cambiamento indotti dal progresso tecnologico.

Per Deloitte Legal «l’attività del nuovo avvocato dell’era digitale, che abbiamo chiamato con un neologismo CyberAvvocato, per noi è già una realtà concreta», come spiega Carlo Gagliardi, managing partner. Sono molteplici le attività professionali che sono riconducibili a questa figura. In primo luogo, la soluzione del Legal Management Consulting, rivolta agli uffici legali delle grandi aziende che si basa su questo assunto, «un’attività complementare di consulenza che viene svolta in simbiosi tra la macchina e l’uomo», dice Gagliardi, «i vantaggi della tecnologia sono enormi: permette di automatizzare il lavoro di routine, aumenta la qualità, gestisce il carico del lavoro, migliora la gestione del rischio, riduce i costi e i tempi, si riducono gli errori umani, si liberano risorse internet».

A questa si aggiunge Legal Hub, «una piattaforma interattiva e personalizzabile che aiuta le aziende a rendere più fluida la comunicazione tra gli avvocati interni, le funzioni aziendali e i consulenti esterni, gestendo in totale trasparenza le risorse e permettendo di monitorare gli indicatori chiave di prestazione». Sono due gli ambiti principali in cui viene utilizzata questa piattaforma: il primo è il c.d. Entity Management, che consiste «nella automatizzazione di parte della gestione della segreteria societaria, dalle scadenze alle approvazioni di bilancio, dalle nomine degli amministratori alla gestione di deleghe e procure, con la creazione automatizzata dei documenti necessari, che avviene all’interno del tool stesso». Il secondo è la Virtual Data Room, «un repository online utilizzato per l’archiviazione e la condivisione di documenti, a cui è possibile integrare un tool analitico governato dall’intelligenza artificiale, per automatizzare le due diligence».

Si va verso un maggior utilizzo e implementazione degli strumenti tecnologici nelle attività legali, che permetteranno agli avvocati di abbandonare i compiti ripetitivi per focalizzarsi su attività di maggior valore aggiunto. Grazie all’intelligenza artificiale è possibile analizzare un’enorme quantità di dati (Big data), ciò permette, evidenzia Gagliardi, di «rilevare le informazioni più importanti per un determinato caso oppure analizzare una quantità molto elevata di carte in un contenzioso e di prevedere e anticipare problemi legali imminenti con l’analisi predittiva, ossia la capacità di analizzare informazioni complesse per prefigurare gli scenari del futuro, ed aiuta a ridurre notevolmente l’errore umano». Tuttavia, «la tecnologia non è centrale ma complementare, il ruolo della tecnologia, l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, l’automazione robotica dei processi o l’analisi dei dati è importante per gestire la velocità e la complessità del cambiamento in atto, ma deve essere considerata insieme alle persone che li utilizzeranno, ai processi che eseguono, alle informazioni che generano: la fase centrale della decisione più giusta appartiene sempre all’intelligenza umana».

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