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Custodia, esame in tempi stretti

Se la riforma della custodia cautelare sia retroattiva si vedrà. Intanto però si può affermare che se la procedura era ancora aperta, allora la riforma andava applicata. E il suo mancato rispetto conduce diritti alla scarcerazione dell’indagato. La Corte di cassazione arriva a queste conclusioni con la sentenza 40342 della Quinta sezione penale, depositata ieri, con la quale i giudici prendono posizione sulla fase transitoria nell’applicazione dell’articolo 309 del Codice di procedura penale. La disposizione che è stato modificata dalla legge 47 di quest’anno prevede adesso la sanzione dell’inefficacia della misura cautelare nel caso in cui l’ordinanza che ha deciso sulla richiesta di riesame non viene depositata entro 30 giorni dalla decisione, termine prorogabile di altri 15 giorni nei casi particolarmente complessi.
Nel caso approdato in Cassazione si era verificato proprio un mancato rispetto sia del termine lungo sia di quello breve. La decisione di infliggere la custodia preventiva era stata presa precedentemente all’entrata in vigore della riforma, sia pure di un solo giorno. Di qui il ricorso tutto centrato sulla portata retroattiva di una disposizione di natura processuale.
Questione sulla quale però, nella sentenza, ora la Corte non interviene in maniera diretta, sostenendo che, invece, la soluzione andava trovata su un altro piano. Infatti, l’attività procedimentale, sottolinea la pronuncia, oggetto della normativa deve essere identificata non tanto nell’emissione del dispositivo dell’ordinanza quanto piuttosto nella redazione delle motivazioni della stessa. Pertanto si può fare riferimento ai precedenti della stessa Cassazione in materia di condizioni per la proponibilità dell’appello in coincidenza con l’entrata in vigore della riforma dei termini di prescrizione introdotta nel 2005.
In questa prospettiva, così, avverte la sentenza, va ricordato che, al momento in cui entrava in vigore la nuova disciplina, i termini per la stesura della motivazione erano ancora aperti. L’attività regolamentata dall’articolo 309 nella nuova formulazione, consistente appunto nella redazione delle motivazioni dell’ordinanza, era ancora in corso e soggetta alla riforma, sia con riferimento alla durata dei termini per la stesura sia con riferimento alla sanzione dell’inefficacia. I termini, tra l’altro, erano, di fatto, disponibili quasi integralmente.
Non avrebbe infine rappresentato un ostacolo neppure la possibile complessità del caso perchè il giudice avrebbe ben potuto esercitare quella possibilità di proroga di 15 giorni che comunque è riconosciuta dal Codice di procedura penale. Ma a non essere stato rispettato è stato pure questo termine più lungo, compromettendo, nella lettura della Corte, in questo modo anche la possibilità di considerare esercitata di fatto l’opportunità di una scadenza più ampia per il deposito. Inevitabile allora la scarcerazione dell’imputato.

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