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Curatori senza via di fuga

di Giovanni Negri

Stretta sui curatori fallimentari. La Cassazione, con la sentenza n. 18348 della prima sezione civile, depositata ieri, ha allargato le maglie dell'azione di responsabilità, stabilendo che può essere sempre proposta, anche se non preceduta dalla revoca del professionista e a rendiconto già approvato. Davanti al tribunale di Roma era finito il curatore della procedura per avere ritardato il recesso da un contratto di locazione dei locali aziendali, con la conseguente maturazione del debito dei canoni di affitto. Il curatore veniva condannato, ma la vicenda si è trascinata sino al verdetto della Cassazione che, sul punto, ha confermato la linea dei giudici di merito. La difesa aveva eccepito l'inammissibilità dell'azione, osservando che mancava il presupposto della revoca ed era invece arrivata l'approvazione del rendiconto.

Per la Cassazione, invece, è vero che l'articolo 38 della legge fallimentare prevede l'ipotesi della revoca del curatore prima dell'esercizio dell'azione di responsabilità, ma non si tratta di una disposizione tassativa, ma solo di una sottolineatura della normalità, di quello che normalmente avviene con esclusione di qualsiasi effetto di preclusione. La sequenza temporale revoca-azione di responsabilità «ha infatti natura accidentale ed estrinseca alla fattispecie, il cui requisito oggettivo riposa sulla violazione del munus». In caso contrario, sarebbe facile per il curatore negligente aggirare la responsabilitàdimettendosi prima che sia emerso il danno provocato al fallimento, bloccando in questo modo l'esercizio dell'azione.

Stessa conclusione, con l'ammissione dell'azione, nel caso del rendiconto. Anche in questa situazione la Cassazione ammette che di norma l'azione di responsabilità è proposta in sede di rendiconto, sulla base di quanto previsto dall'articolo 116 della legge fallimentare. Si tratta però della sede naturale e non della sola ed esclusiva «data l'ammissibilità della scissione del controllo più propriamente contabile da quella gestionale».

Non conta in termini assoluti che la prima fase, quella del rendiconto, si sia conclusa senza che siano stati formulati specifici rilievi critici. L'approvazione del rendiconto non può avere un effetto liberatorio, rendendo inammissibile la successiva azione di responsabilità per mala gestio. Del resto, la Corte ricorda che questa conclusione è assolutamente aderente a quanto avviene sul fronte dell'approvazione del bilancio di società per azioni o nell'ipotesi del l'omessa contestazione degli estratti conto bancari.
 

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