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Curatori fallimentari, sì solo se idonei e ben organizzati

Le norme cambiano i giochi non solo per i creditori, debitori e banche, bensì anche per i tribunali e i professionisti nominati nelle funzioni di curatore fallimentare e commissario giudiziale. Questi ultimi non potranno, infatti, essere più nominati in caso di conversione del concordato preventivo in fallimento nella carica di curatore e i tribunali devono ora giustificare le nomine indicando se i professionisti sono dotati di idonea organizzazione per svolgere i ruoli giudiziari. I professionisti, se non gestiranno le procedure adeguatamente rispettando i termini imposti dal programma di liquidazione, rischiano di essere revocati dall’incarico per giusta causa. I fallimenti, infine, possono essere chiusi anche in pendenza di giudizi.

Le disposizioni, contenute nel decreto legge sulla riforma delle procedure concorsuali, approvato dal consiglio dei ministri il 23 giugno scorso, sono tutte nell’ottica di aumentare l’efficienza e la celerità, ma anche limitare ai debitori di agire indisturbati nell’ambito della loro arbitraria scelta delle proposte e piani concordatari.

Le offerte concorrenti (art. 163 bis) di acquisto delle aziende o dei rami delle stesse e le proposte alternative dei terzi (creditori qualificati che detengano il 10% dei crediti) renderanno la vita più difficile ai debitori e, si spera, potranno aumentare la soddisfazione dei creditori. Se, infatti, il debitore proporrà pagamenti al di sotto del 40% dei crediti chirografari, ecco che i terzi possono avanzare offerte migliorative, anche se in tale caso le offerte possono diventare un boomerang per i creditori stessi, dato che il rischio concreto è che le manifestazioni di interesse siano solo volte a ostacolare la cessione al soggetto già individuato dal debitore, ma non concludersi con un concreto vantaggio.

Qui si giocherà la maggiore e più adeguata professionalità dei commissari giudiziali, le cui nomine devono essere pubblicate in un registro nazionale che verrà istituito presso il ministero della giustizia, rendendo trasparenti anche incarichi e valore degli stessi.

Tutte le novità e i «paletti» per il debitore introdotti dal dl sembrano volti a favorire le banche e i creditori, tanto che sulla carta ora gli accordi di ristrutturazione dei debiti appaiono lo strumento più agevole e adeguato a evitare complicazioni.

In tale senso il nuovo art. 182 septies introduce una particolare forma di accordo di ristrutturazione dei debiti che è possibile concludere quando l’esposizione debitoria è pari al 50% verso gli istituti di credito. Se la maggioranza del 75% dei creditori bancari aderisce all’accordo, dunque, le banche non aderenti o dissenzienti saranno obbligare all’accordo con moratoria. Ovviamente in tal caso è necessario prevedere una classe di creditori ad hoc.

Infine, ma non di minor importanza, ora il debitore può chiedere di ottenere la protezione dei finanziamenti urgenti se funzionali all’esercizio dell’attività aziendale anche prima di avere predisposto il piano, indicando la destinazione delle risorse che otterrà. I finanziamenti avranno il beneficio della prededucibilità ex art. 111 l.f. in caso di successivo fallimento. L’autorizzazione, ovviamente, deve essere concessa dal tribunale e ciò può accadere fino alla scadenza del termine di deposito del piano ex art. 161, co. 6, l.f.. La norma sembra un vero toccasana per la tutela delle aziende, eppure si scontrerà ancora con l’esigenza di assicurare il merito creditizio che spetta solo alle banche, le quali normalmente non possono concedere nuovi finanziamenti se non vi è un adeguato piano che garantisca la corretta gestione dell’azienda per il futuro. Dunque la norma è certamente valida in via generale ma sarà limitata a quei casi limite dove l’azienda accede al preconcordato ex art. 161, co. 6, l.f. quando ha ancora buone ragioni per ritenere superabile la crisi. Per ora, però, nulla di fatto sugli istituti di allerta ed emersione della crisi che sarebbero il principale focus degli operatori, ma poco amati da Confindustria. Per tali istituti occorrerà attendere il lavoro della commissione Rodorf che lavora alla riforma sistematica della disciplina delle procedure concorsuali.

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