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Il curatore fallimentare presenta le dichiarazioni

Il curatore fallimentare è tenuto alla presentazione delle dichiarazioni dei redditi e Iva per i periodi anteriori alla declaratoria del fallimento, i cui termini non siano già scaduti alla data di apertura della procedura stessa. Se ai fini Iva questo obbligo si desume espressamente dall’art. 8, comma 4, del dpr n. 322/1998, per le imposte sui redditi deve farsi riferimento a una lettura sistematica e costituzionalmente orientata dell’art. 1 del dpr n. 600/1973, che prescrive un dovere di dichiarazione per la generalità dei soggettivi passivi.

Per le persone giuridiche, questo dovere incombe originariamente sul legale rappresentante e, in caso di fallimento, si trasferisce al curatore che ne eredita la conduzione dell’impresa, se pure nei limiti che la legge prevede a garanzia dei creditori. In tal senso si è pronunciata la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 5623/2021, depositata il 2 marzo 2021.

Gli ermellini, hanno ribadito, agli effetti dell’Iva, quanto già previsto dal dettato normativo che impone l’obbligo in capo al curatore, ove la procedura sia aperta prima della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione. Sotto il profilo dell’imposizione diretta, il medesimo obbligo del curatore trova, invece, il suo fondamento nell’interpretazione delle disposizioni che governano gli adempimenti dichiarativi, che pongono il dovere di dichiarazione in capo alla generalità dei soggetti passivi, anche di coloro che non abbiano prodotto reddito in quell’anno di imposta. In particolare, per le persone giuridiche l’adempimento dichiarativo incombe sul legale rappresentante e, per il fallimento, sul curatore che ne prende la guida al momento di pubblicazione della sentenza che dichiara lo stato di decozione.

Ai fini tributari, non c’è soluzione di continuità nella conduzione d’impresa e il curatore, nominato prima della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione, si trova nella posizione di potere/dovere propria dell’imprenditore, seppur senza l’alea del rischio d’impresa, ma nel rispetto delle funzioni ex lege (in senso analogo anche Cass. pen. n. 1549/2011).

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