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“Cura shock entro un anno oppure il Monte non si salva”

MILANO — Nemmeno il tempo di insediare Antonella Mansi presidente di fondazione Mps, dopo un agosto passato litigando sulla nomina, che Tesoro e Ue li informano che perderanno il giochino: il nuovo piano consegna la banca più antica (e campanilistica) al mondo nelle mani di soci “foresti” o del Tesoro. I poteri senesi sono preoccupati. Il sindaco Bruno Valentini, renziano Pd, critica un diktat troppo frettoloso, osteggia la nazionalizzazione, invita il governo a battere un colpo aprendo un tavolo con la fondazione («perché la crisi Mps nasce dai Btp») e sprona i manager a una «cura choc per risanare la banca in un anno, o non si salva».
Come interpreta la cura Almunia, compreso l’aumento 2014 da 2,5 miliardi?
«Un accordo è positivo: non era scontato. Ma a prima vista mi pare che l’Europa sia stata poco comprensiva con noi. Del resto quando un regolatore — per togliersi dalla graticola — dà poco tempo per risolvere i problemi a un debitore, lo costringe a scelte affrettate, che potrebbero far perdere autonomia o indipendenza alla banca».
Spira già il vento della nazionalizzazione, o dello straniero sulla Rocca?
«Mps nazionalizzata è una iattura. Solo i politici sciocchi alla Beppe Grillo possono gioire della prospettiva. L’Italia e Siena hanno bisogno di una banca autonoma, anche dalla politica, che lavori al servizio dei clienti. L’ossessione tutta europea per il rigore monetario non porta da
nessuna parte. Tra l’altro i problemi Mps nascono da valutazioni sul portafoglio Btp da 25 miliardi, acquistati anche per dare una mano al governo in una fase difficile. Ora l’Europa definisce un quadro nuovo, penalizzante, e costringe Mps a trovare 2,5 miliardi in un anno. Impresa difficilissima, ancor più perché anticipando cifre e tempi si pone la banca alla mercé della speculazione».
Che ne sarà dell’ente socio di cui è “primo elettore” e che rischia una diluizione fino al 5% post aumento?
«Ogni elaborazione è fatta sull’attuale quotazione: una rivalutazione consentirebbe ragionamenti diversi. La fondazione oggi è un socio inabile, colpevolmente indebolito dalle passate gestioni. Ora che ha un nuovo vertice valido e competente sarebbe opportuno che Tesoro e Ue convocassero l’ente aprendo a breve un tavolo. Perché questa partita la giochiamo tutti insieme, il governo deve sentirsi parte in causa (non arbitro) e preservare l’autonomia di Mps, interesse generale. La fondazione può essere un punto d’equilibrio, un socio portante verso una Mps public company».
Interverrà nella querelle?
«Potremmo chieder conto del piano Mps in consiglio comuna-le, esortando i manager a una cura shock, con accelerazione fortissima che già l’anno prossimo rilanci la banca a livello commerciale. Perché se Mps non si rilancia subito non si salva».

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