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Cura Italia e credito anti crisi

Le misure di sostegno alle imprese in difficoltà contenute nel decreto sono molto importanti per contrastare gli effetti negativi del covid-19.

Va però affrontato con sistematicità il tema della compatibilità tra tali misure e il quadro contabile e regolamentare in cui le banche operano e la possibilità di estendere almeno parte delle stesse a crediti parzialmente deteriorati per evitare che gli stessi degradino ulteriormente. Gli attuali meccanismi di definizione di default, forbearance, calendar provisioning (per citarne alcuni), uniti agli effetti dell’applicazione del principio contabile IFRS9, presentano infatti molti aspetti di prociclicità, che potrebbero rendere problematico dispiegare pienamente l’efficacia di queste forme di sostegno. Va soprattutto evitato che le imprese che beneficiano di agevolazioni vengano “intrappolate” nei criteri che ne determinano la classificazione a categorie di rischio penalizzanti in termini di assorbimento patrimoniale, o addirittura tra gli Npl.

A questo proposito, l’ordinamento offre uno strumento che potrebbe fare al caso nostro: ci riferiamo alle operazioni note in gergo tecnico come cartolarizzazioni sintetiche, che operano attraverso il rilascio di garanzie e la segmentazione (tranching) del rischio di credito del portafoglio interessato. Nello schema più semplice il rischio di credito associato ad un portafoglio è suddiviso in una tranche senior (trattenuta dalla banca), una mezzanine e una junior, con rischiosità crescente tra le tre tranches. In questo modo i detentori delle tranche mezzanine e junior, a fronte di un compenso, assumono il rischio del portafoglio, sgravandone la banca.

Nella situazione attuale, l’introduzione di queste misure potrebbe avere due gambe. La prima è la concessione di misure di “sollievo” a debitori pienamente “in corrente”, dove si potrebbe pensare a un processo a due fasi:

1. lo Stato, anche tramite soggetti pubblici specializzati (Cdp, fondo Garanzia Pmi) rilascia garanzie su crediti in bonis e le banche concedono una moratoria. La misura sembra accolta almeno in parte dal decreto in approvazione in queste ore;

2. i crediti di cui sopra formano oggetto di cartolarizzazioni sintetiche, con conversione della garanzia Statale in sottoscrizione di tranche junior o mezzanine. In questa fase è anche possibile estendere il perimetro della protezione, senza aumentare l’impegno connesso alle garanzie, sfruttando l’effetto leva connesso ai benefici di diversificazione a livello di portafoglio.

La seconda gamba è la predisposizione di una safety net riferita ai Npl classificati come inadempienze probabili (Unlikely to Pay, o UtP), dove il deterioramento non si è ancora tradotto in un’effettiva insolvenza. L’obiettivo è qui quello di consentire un’immediata gestione dei nuovi crediti deteriorati che si aggiungeranno a quelli già esistenti nei bilanci delle banche e, soprattutto, evitare che una larga parte di questi crediti degradino a sofferenze, con la conseguente uscita del debitore dal mercato. Anche qui, come già ipotizzato per i crediti in bonis, l’intervento dello Stato potrebbe avvenire tramite sottoscrizione di tranche junior e/o mezzanine, senza trasferire il credito, che resterebbe in gestione alla banca.

Il primo vantaggio di questo meccanismo è che non serve negoziare nuove eccezioni con le Autorità europee, ma si fa leva su una struttura regolamentare già rodata, applicabile nell’immediato (salvo pochi adattamenti); questo varrebbe sul piano sia degli effetti sui requisiti patrimoniali e degli altri istituti prudenziali, sia delle norme sugli aiuti di Stato.

Lo strumento può poi generare un importante effetto leva: il meccanismo del tranching e la diversificazione a livello di portafoglio permettono di aumentare la platea dei beneficiari, a parità di dimensione totale dell’intervento pubblico. Inoltre, il rilascio delle garanzie non ha un effetto immediato sul disavanzo: questo si produrrebbe solo al momento dell’eventuale futura attivazione della garanzia. Un ultimo elemento è che questi strumenti potrebbero anche prestarsi a interventi diretti da parte di Bce, ovviamente a fronte dell’impegno delle banche di utilizzare le risorse così liberate per erogare nuova finanza alle imprese.

Siamo convinti che il tema della prociclicità sia chiave: solo agendo ora per evitare future distorsioni nei meccanismi di trasmissione delle misure a sostegno delle imprese indebitate attraverso il canale bancario potremo sperare di massimizzare la loro efficacia.

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