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Cura d’urto per il processo civile

Cura d’urto per la Cassazione, soprattutto sul versante tributario, e per il processo civile. Ma anche misure organizzative con relativi impegni di spesa. Il decreto legge messo a punto dal ministero della Giustizia potrebbe sbarcare questa settimana in Consiglio dei ministri, ma intanto la direzione e le relative misure sono chiare. Il tentativo è quello di affrontare da subito le principali emergenze. A partire da quella della Cassazione segnalata più volte in questi primi mesi di presidenza della Corte da Giovanni Canzio. Così, se quasi la metà delle cause che approdano al giudizio di legittimità è di natura fiscale e va a gravare sulla medesima sezione, allora la soluzione messa in campo prevede l’ingaggio di 70 giudici ausiliari, da individuare tra i consiglieri in pensione che non hanno già compiuto 75 anni. L’incarico avrà durata di 5 anni non rinnovabili con il compito di definire i procedimenti tributari pendenti. E, sempre sul fronte delle risorse, il decreto mette nelle mani di Canzio la possibilità di applicare anche i giudici del massimario alla definizione dei processi in corso.
A queste misure se ne aggiungono altre per assicurare la ragionevole durata del ricorso, con norme sulla decisione in camera di consiglio, sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza, sulla correzione e revocazione della sentenza o dell’ordinanza viziata da errore materiale o di calcolo.
Quanto alla procedura civile, riprendendo quanto in larga parte già previsto nell’ultimo decreto legge e poi stralciato, si estende l’applicazione del rito sommario di cognizione, che lascia maggiori e più ampi margini di manovra all’autorità giudiziaria,a tutte le controversie, e sono la larghissima maggioranza, di competenza del giudice unico. A snellimento ulteriore delle procedure è poi ammessa la produzione di dichiarazioni scritte raccolte dal difensore che ne attesta l’autenticità (per incentivarne l’utilizzo, il ricorso a dichiarazioni scritte viene considerato alla stregua di rimedio preventivo per la legge Pinto), come pure, davanti al giudice unico, l’introduzione del procedimento attraverso ricorso.
Con il taglio dei tempi, escludendo la previsione astratta di scadenza obbligatorie, si punta a una riduzione immediata dei processi civili. Un’utopia? Non tanto, se si tiene conto nel 2014 la durata media dei procedimenti civili introdotti con rito sommario è stata di 535 giorni a fronte dei 900 giorni dei procedimenti avviati con rito ordinario. Se poi si guarda alle classifiche internazionali sull’efficienza dei sistemi giudiziari, prima tra tutte quella messa a punto da Doing Business, l’impatto sarebbe assai significativo. Il taglio dei tempi di durata delle cause porterebbe un netto miglioramento della posizione dell’Italia, che passerebbe dal 111esimo posto al 42esimo.
Con l’obiettivo di ridurre i tempi di copertura dei posti vuoti in organico negli uffici giudiziari si introduce una nuova regole nei concorsi per diventare magistrato, in base alla quale sarà reso disponibile il 10% in più dei posti messi a concorso per i candidati risultati comunque idonei alla selezione. A venire ridotto, a 12 mesi, sarà poi il periodo di tirocinio per chi ha superato in concorso negli anni 2015 e 2015. Il ministero della Giustizia viene poi autorizzato all’assunzione per il triennio 2016-2018 di 1.000 amministrativi.

Giovanni Negri

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