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Cura di investimenti e liquidità a Pmi

«Crescita sostenibile», in altre parole un giusto mix di austerity e sviluppo, di stimoli alla domanda e adeguate risorse a copertura in linea con il Piano nazionale di riforme. L’agenda presentata al vertice da Corrado Passera reca già nelle premesse della quarantina di slide il filo rosso che il governo intende seguire senza rischiare pericolosi salti nel vuoto. Passera, il ministro dell'”economia reale” che somma le responsabilità dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e trasporti, ha confermato che non c’è da attendersi, a maggior ragione in questa fase, idee taumaturgiche o un decreto omnibus da sbandierare come una ricetta miracolosa. La crescita – è il refrain sia del premier Monti sia del ministro – è un punto debole europeo che richiede risposte anche a livello continentale. Non per questo l’Italia dovrà restare in attesa, è il ragionamento, ma dovrà dare carburante sia alle riforme avviate e ancora da implementare sia a quelle in cantiere per i prossimi mesi.
Un percorso che richiede molta cautela, in assenza di risorse fresche. Nuove fonti – ha evidenziato il ministro – potranno arrivare da lotta all’evasione fiscale, spending review, attrazione dei capitali privati, miglior utilizzo dei fondi Ue (sul quale è in corso il piano Sud del ministro Barca), tutte variabili che potranno consentire interventi di maggiore respiro. Ma serve grande prudenza.
Il dossier in pdf presentato da Passera è stato condiviso dai leader della maggioranza e oggi potrà esserci un nuovo passaggio in consiglio dei ministri. C’è l’intesa su una tabella di marcia durante la quale il comune denominatore dovrà essere il contrasto al problema numero uno: il «disagio occupazionale». Il ritardo delle infrastrutture, i limiti dimensionali del tessuto imprenditoriale italiano, la difficoltà di accedere al credito a costi competitivi, le complicazioni burocratiche che ancora resistono dopo il decreto semplificazioni, il sovraccosto dell’energia elettrica per le aziende, la scarsa capacità di attrarre investitori esteri: questi i principali punti deboli della nostra economia. Come porre rimedio? Diverse le idee, da un nuovo pacchetto semplificazioni a un ddl per premiare il merito sia nella Pa sia nel settore privato. Tra i primi provvedimenti in agenda c’è però la legge delega sulle infrastrutture, già a maggio, che dovrà rendere più incisive le nuove regole sul project financing impostate in recenti provvedimenti.
L’idea forte è mobilitare al meglio i capitali privati, anche attraverso opportune leve fiscali. Contemporaneamente il disegno di legge dovrebbe contenere un aggiustamento del piano casa; un “piano città” per interventi di riqualificazione urbana; probabilmente una revisione dei rapporti autorizzativi con il territorio che, anche privilegiando il dibattito pubblico, consenta di disinnescare l’effetto “nimby” sulle grandi opere riesploso prepotentemente con il caso Tav.
Per le imprese il menu dovrebbe portare a novità entro giugno. Partirà il nuovo Ice, con compiti mirati anche per l’attrazione di investimenti dall’estero. Ma il punto più dolente resta il credit crunch abbinato a una strutturale difficoltà della nostra Pubblica amministrazione a onorare i debiti nei confronti delle piccole e medie imprese. Di qui l’intenzione di accelerare definendo, probabilmente già nel vertice in programma domani al ministero dello Sviluppo economico con Abi e imprese, una proposta che senza aggravare il debito pubblico possa iniziare a sbloccare almeno una tranche di 17 miliardi di debiti della Pa centrale.
Le banche (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) si impegnano con la formula del “pro solvendo” ad anticipare almeno il 70% dei crediti certificati secondo un’operazione che prevede alla base l’utilizzo della provvista che gli istituti di credito acquisiranno dalla Cassa depositi e prestiti o dalla Bce. Entro l’anno, poi, arriverà il recepimento della direttiva Ue sui pagamenti futuri.
Si orienterà prevalentemente su strumenti automatici, come il credito di imposta per la ricerca, la razionalizzazione degli incentivi alle imprese che porterà all’abrogazione di 20-25 norme nazionali, la metà di quelle attive (a livello regionale sono addirittura 815). Tra gli obiettivi anche maggiori strumenti per la crescita dimensionale delle imprese. I tecnici dello Sviluppo, tuttavia, frenano attese eccessive dal momento che si attendono di ricavare dal riassetto risorse da rimettere in gioco per non più di 500-700 milioni di euro.
Sempre in tema di innovazione, entro l’estate dovrebbe arrivare il decreto “Digitalia” con il quale l’Italia dovrà provare a recuperare già accumulato sull’Agenda digitale europea. Occorrerà forse qualche mese in più per “Start up Italia”, il provvedimento sulla nascita di nuove imprese innovative che dovrebbe rilanciare il venture capital. Tasselli di politica industriale che lo Sviluppo economico intende però portare avanti soprattutto con il riassetto delle grandi rete strategiche. Entro maggio arriverà il Dpcm sui criteri e le modalità per la piena separazione di Snam da Eni. Ma potrebbe non finire qui: anche operazioni straordinarie sulla rete Telecom sono tornate nelle suggestioni di una parte del governo.

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