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«Cuneo-incentivi, sì allo scambio»

Per un giudizio vuole aspettare qualche mese, per verificare se Matteo Renzi manterrà le promesse. «Nei discorsi in Senato e alla Camera ha sicuramente captato i problemi su cui intervenire», ha detto Giorgio Squinzi. «Se veramente mette mano al pagamento integrale dei debiti della Pa, e parliamo di più di 70 miliardi, ad un taglio del cuneo di 10 miliardi, se farà le riforme istituzionali, come il Titolo V della Costituzione, se converte in legge la delega fiscale allora potremo dare slancio alla ripresa. Altrimenti saremo condannati a strisciare sul fondo».
È dal manifatturiero che può tornare la crescita. Il presidente di Confindustria lo ripete, fotografando la situazione dell’economia: «è drammatica, non lo dobbiamo nascondere. Sono preoccupatissimo: la ripresa non è vigorosa, parliamo di zero virgola e i numeri temo saranno rettificati. I consumi elettrici a gennaio sono caduti del 4%, dalla Federalimentare arrivano segnali di cali preoccupanti sui consumi».
Un taglio di 10 miliardi al cuneo fiscale sarebbe la misura minima «la linea del Piave», ha detto Squinzi, ricordando la proposta del documento di Confindustria un anno fa, 20 miliardi, dove si indicava anche come reperire le risorse e ripetendo che le imprese sono disposte a rinunciare ai trasferimenti pur di ridurre il costo del lavoro, in particolare il cuneo. «Non so se Renzi potrà farlo, non ho elementi, speriamo che avvenga», ha detto, parlando durante la presentazione del rapporto Accredia-Censis su qualità, crescita e innovazione. «Le certificazioni si rilasciano sulla base di dati concreti, aspettiamo a vedere», ha detto Squinzi, ribadendo il concetto anche ad una domanda sul neo ministro dello Sviluppo, Federica Guidi: «anche in questo caso le certificazioni le darei dopo».
Sul governo Letta, ha ricordato il presidente di Confindustria, ha aspettato 7-8 mesi prima di dare un giudizio: «avevo ed ho molta stima di Enrico Letta come persona, purtroppo come governo non è riuscito a mantenere le promesse che aveva fatto alle imprese come sul cuneo fiscale». Dei 10 miliardi annunciati, ne sono arrivati 1,1. «Abbiamo dovuto rilevare queste mancanze, non siamo un partito politico, non abbiamo ruolo politico, non abbiamo determinato nulla, ma se vogliamo crescere bisogna puntare sulle imprese, facendo quelle riforme che ci permettano di agganciare le ripresa che c’è negli altri paesi».
Agire qui da noi, ma anche in Europa: sarebbe importante avere più flessibilità sul vincolo del 3% sul deficit, chiedendo una deroga per gli investimenti produttivi in ricerca, sviluppo e tutto ciò che crea occupazione. Una sollecitazione che Squinzi ha fatto anche nel pomeriggio, a Palazzo Madama, durante un’audizione nelle commissioni Esteri e Politiche Ue di Camera e Senato sul semestre di Presidenza italiano. «C’è la necessità assoluta di andare oltre il dogma dell’austerità» e «il nuovo governo – ha detto Squinzi – ha davanti a sè una grande chanche in Europa, far sì che grazie alla rinnovata fiducia dei mercati finanziari vengano riconosciuti all’Italia i margini di una flessibilità concessi dal patto di stabilità, in cambio di un serio programma di riforme».
Non c’è un ministero per le Politiche comunitarie, «ma anche io ho tenuto le deleghe agli affari europei, Renzi mi ha copiato», ha risposto Squinzi ad una domanda dei parlamentari, raccontando di aver parlato personalmente con il presidente del Consiglio di possibili deroghe europee per la crescita e il lavoro. Su quest’ultimo punto ha sollecitato il governo a rivedere la legge Fornero, sul job act attende di vedere i contenuti «sono solo titoli», e nell’audizione ha difeso il valore del contratto nazionale.

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