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Cuneo fiscale La Lega punta al mini taglio

«Facciamo risparmiare 4 miliardi alle imprese, così potremo fare il salario minimo senza gravare su di loro», dice il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. «La nostra proposta di riduzione del cuneo fiscale è pronta», annuncia. Poi però al termine del primo “workshop” sulla manovra organizzato dal premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi le parti sociali sembrano interdette. «Il ministro non ci ha presentato alcun progetto sul cuneo», rivelano Cgil, Cisl e Uil. «E poi 4 miliardi sono pochi», aggiunge Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. In sintonia con i leghisti Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci, viceministro e sottosegretario al ministerodell’Economia (che lamentano di non essere stati invitato al tavolo): «La manovra deve essere coraggiosa. Non servono mini interventi di cui nessuno si accorge. Condividiamo i dubbi di chi sostiene che 4 miliardi di tagli alle tasse siano davvero pochi». Eppure, dietro le quinte, lo scambio tra salario minimo a 9 euro e taglio del cuneo fiscale – la differenza tra salario lordo e netto è molto più condiviso di quello che sembra. I Cinque Stelle vogliono imporre per legge a tutti la nuova soglia retributiva. La Lega è pronta a dire di sì solo se l’inevitabile aumento del costo del lavoro su un quarto delle buste paga fosse compensato da un abbassamento della quota di contributi previdenziali a carico delle aziende.
Un doppio intervento di questo genere – come anticipato da Repubblica – potrebbe costare 5-6 miliardi all’anno per tagliare due punti di cuneo: lo stretto necessario se non a compensare del tutto l’aumento del salario, quantomeno ad agevolarlo di molto. Taglio erga omnes : per tutte le imprese, così da evitare la bocciatura Ue per aiuti di Stato selettivi. La Lega, al di là dei proclami di routine, ha però già pronto un altro piano. Molto meno costoso. E all’occorrenza non per tutti. Tagliare di un solo punto – dal 23 al 22% – il cuneo fiscale. Costo: 3,2 miliardi. Nell’ipotesi però che l’importo dei 9 euro all’ora di cui parla di Maio sia al lordo della tredicesima. Poiché il taglio del cuneo si fa sul salario “tabellare”, si interverrebbe su una quota ben più bassa, pari a 8,20 euro: un euro e 70 centesimi sopra il livello minimo oggi applicato come salario orario e pari a 6 euro e 50, secondo gli esperti leghisti. Per colmare quell’euro e 70 basterebbero poco più di 3 miliardi. Specie se fossero destinati non a tutti, ma solo alle aziende con meno di 100 dipendenti. «Non è vietato dall’Ue», insistono. I conti, però, non tornano. Tagliare il cuneo di un punto significa fare all’impresa uno “sconto” di 184 euro all’anno a fronte di un maggior costo di 612 euro se porta il salario orario da 6,5 a 8,2 euro all’ora.
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