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Cuneo fiscale, con il piano del governo mini-sgravi di 115 euro a dipendente

ROMA — Per ora sono 12 miliardi, ma all’interno del governo sono convinti che si arriverà a circa 1 punto di Pil (circa 16 miliardi). Una manovra, prevista per martedì 15 ottobre insieme ad un intervento di correzione dei conti pubblici, per riportarli entro la soglia di sicurezza del 3 per cento.
Piatto forte, ed emergenza numero uno, restituire fiato ai consumi, attraverso l’operazione cuneo fiscale, cioè la differenza che va in tasse e contributi, tra costo del lavoro e salario netto. Intervento quanto mai necessario con un Pil in caduta quest’anno dell’1,7 per cento e dopo l’inevitabile aumento dell’Iva scattato nel pieno della crisi di governo.
In Italia, secondo l’Istat, il cuneo fiscale pesa il 46,2 per cento: per alleggerirlo si prepara un piano cui potrebbero essere destinati 4 miliardi di cui la metà ai lavoratori dipendenti e pensionati e l’altra alle imprese. Con 2-2,5 miliardi, secondo alcune simulazioni, potrebbero essere investiti dall’intervento circa 20 milioni di lavoratori che hanno redditi fino al tetto di 55 mila euro dove non si ha più diritto alle detrazioni: con un incremento di 500 euro della attuale detrazione (da 8.000 a 8.500 per i dipendenti e da 7.500 a 8.000 per i pensionati) emergerebbero in busta-paga mediamente circa 115 euro in più nel 2014. Troppo poco? Già la Confindustria parla della necessità di almeno il doppio e anche i sindacati sembrerebbe orientati su una cifra molto più consistente. Per Brunetta del Pdl servirebbero addirittura 16 miliardi.
Restano da definire anche i contorni tecnici dell’operazione: stabilire se il tetto di reddito entro il quale varranno le detrazioni sarà quello di 55 mila euro o inferiore; decidere se saranno coinvolti anche i pensionati e come si risolverà il problema degli «incapienti» cioè coloro che, avendo un reddito assai basso, non possono beneficiare degli sconti fiscali perché non hanno nulla da detrarre.
L’altro grande capitolo è quello degli enti locali: per l’allentamento dei vincoli di spesa imposti dal patto di stabilità interno si potrà contare su circa 1 miliardo, mentre la nuova tassa, la service tax, incasserà sulla prima casa esattamente la metà della vecchia Imu, e dunque saranno necessari 2 miliardi di copertura da destinare ai Municipi per i mancato gettito. Il tema resta caldo perché la telenovela della seconda rata Imu prima casa segna una nuova puntata: l’emendamento del Pd che avrebbe fatto pagare la tassa a circa 1,7 milioni di case di maggior valore, ovvero sopra i 750 euro di rendita catastale, è stato prima dichiarato inammissibile in Commissione Bilancio e poi riammesso. La questione, come ha spiegato ieri il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, non entrerà nella legge di Stabilità ma sarà oggetto di un provvedimento specifico.
Tornando alla legge di Stabilità non è trascurabile, infine, la partita delle cosiddette «spese indifferibili», che richiederanno risorse per 4 miliardi. Nel menù ci sono il rifinanziamento del trasporto locale, delle ferrovie, del 5 per mille oltre alle risorse necessarie per far ripartire i cantieri bloccati.
Resta la questione delle coperture. In primo piano, dopo la nomina dell’ex dirigente dell’Fmi a commissario speciale, c’è la spending review: «E’ l’unico sistema per modernizzare il paese e liberare risorse per ridurre il carico fiscale», ha detto il ministro per l’Economia Saccomanni. L’altro capitolo è quello della cessione degli immobili pubblici, dal quale tuttavia non dovrebbero venire più 500 milioni. C’è infine la scommessa sui tassi d’interesse: per quest’anno, secondo un «focus » di Antonio Forte del Cer, i risparmi della discesa dello spread non ci sono, tuttavia per il prossimo anno il governo ha stimato un differenziale con i bund tedeschi a 200 punti e conta di risparmiare circa 4,3 miliardi (la spesa rispetto alle prevsioni di aprile del governo Monti scende da 90,3 miliardi a 86 miliardi).

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