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«Cuneo e casa, pronti a modifiche»

Il vincolo è che nell’esaminare e modificare la legge di stabilità il Parlamento rispetti gli obiettivi di finanza pubblica «condivisi in sede europea». Quindi nessuno sforamento del tetto del deficit. Per il resto, il governo è disponibile a valutare una diversa distribuzione del programmato taglio al cuneo fiscale per favorire le famiglie più numerose. Le entrate una tantum che si realizzeranno sia grazie alla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia, sia attraverso il rientro dei capitali esportati illegalmente saranno utilizzati per «rafforzare il pagamento dei debiti commerciali» delle amministrazioni pubbliche. Quanto alla spending review, quel che si riuscirà a risparmiare andrà a ridurre la pressione fiscale.
Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni espone ai deputati e senatori delle commissioni Bilancio i punti salienti della legge di stabilità appena approdata a palazzo Madama. Ed apre un nuovo fronte di polemica all’interno della maggioranza nel passaggio in cui annuncia un’altra, eventuale stretta all’utilizzo del contante: da un lato misure per rafforzare la tracciabilità dei pagamenti, dall’altro appunto la revisione del tetto alle transazioni in denaro. Strumenti che Saccomanni giudica importanti sul fronte della lotta all’evasione, ma che il vice premier Angelino Alfano respinge al mittente: «La pensiamo all’opposto di lui. Occorre aumentare l’uso del contante e conservare scontrini e fatture e scaricare tutte le spese». E la Lega nord scende in campo con una mozione di sfiducia nei confronti di Saccomanni: la legge di stabilità – sostiene il Carroccio – non ha copertura «come certificano Corte dei Conti e Banca d’Italia».
In premessa, Saccomanni aggiorna le variabili macroeconomiche e di finanza pubblica. A fine anno il Pil subirà una flessione dell’1,8%, contro l’1,7% della Nota di settembre. Nel 2014 si va verso un incremento dell’1,1% (contro il precedente 1%). I veri rischi agli obiettivi di bilancio sono in gran parte connessi all’instabilità politica e all’interruzione delle politiche di risanamento. Per il debito pubblico, il 2013 sancirà il record del 132,9%, a causa della contrazione del Pil, del pagamento di 27,2 miliardi di debiti della Pa e del sostegno finanziario ai paesi dell’area euro (55,4 miliardi). Nello specifico a oggi risultano erogati 22 miliardi agli enti debitori, di cui 13,8 pervenuti ai creditori. Alcune regioni non hanno ottenuto i fondi «perchè non lo hanno nemmeno richiesto», come conferma la Confcooperative.
L’invito è a valutare gli effetti della manovra nel triennio, in attesa delle novità che potranno intervenire nel prossimo anno. Per la spending review Saccomanni conferma che entro metà novembre il commissario Carlo Cottarelli produrrà un «piano di lavoro» da sottoporre alla valutazione del governo. Ma il problema non è solo tecnico: vi sarà bisogno di «un forte impulso politico», a partire dall’estensione all’intero comparto delle amministrazioni pubbliche dei fabbisogni standard. Ricognizione che vede coinvolta anche la Sose. Sull’abolizione delle province, Saccomanni si dice favorevole a procedere in via d’urgenza. Quanto al rientro dei capitali, non vi saranno riedizioni dello scudo fiscale quanto una «normativa permanente» tarata sulla falsariga delle conclusioni cui è giunta la commissione presieduta da Francesco Greco. Per le quote di Banca d’Italia, il ministro spiega che si ragiona su una forchetta tra i 5 e i 7 miliardi, come riportato dal documento di Via Nazionale. Ora si tratta di mettere a punto un provvedimento ad hoc che dovrà modificare lo statuto della Banca e fissare al tempo stesso la quota di gettito aggiuntivo da assicurare alle casse dello Stato (si stima circa 1 miliardo).
Il gettito previsto dalla Tasi ad aliquota standard dell’1 per mille – ribadisce il ministro – è di 3,7 miliardi contro i 4,7 dell’Imu e della Tares. Il minor gettito per i comuni è compensato da trasferimenti statali e tuttavia Saccomanni non nega che vi sia un rischio di «aliquote elevate» per la tassa rifiuti. «Il principio è che inquina paga». Sulla Tasi non è escluso il ritorno alle detrazioni, e una riflessione andrebbe avviata anche sul terreno delle rendite finanziarie: c’è un aggravio di imposizione sulla gestione dei titoli, è l’aliquota del 12,5% sui titoli di Stato andrebbe rivista al rialzo, «ma potrebbe insorgere qualche problema di gestione del debito».

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