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Cuneo, 200 euro in più sui redditi bassi

Riscrivere il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori rimodulando la curva dell’Irpef: ridurre la platea (da 55mila a 35mila euro) con l’obiettivo di mettere più soldi in busta paga ai dipendenti, poco più di 200 euro annui per chi guadagna tra i 15 e i 18mila euro. È l’ipotesi intorno cui lavora il governo, con il ministero del Lavoro che ha avviato gli approfondimenti di rito con la Ragioneria e i tecnici dell’Economia per valutarne l’impatto economico. Le cifre e i dettagli sono in corso di messa a punto, ma si lavora intorno allo schema ipotizzato nell’emendamento all’articolo 6, prima firmataria Rita Ghedini del Pd.
La riscrittura del taglio al cuneo fiscale si articola, dunque, intorno alla riduzione della soglia di reddito (per calcolare le detrazioni dall’imposta lorda) da 55mila a 35mila. In primo luogo viene tecnicamente ampliata di 200 euro la “no tax area” e questo per effetto dell’aumento da 1.840 euro (come previsto attualmente dal Ddl stabilità) a 1.885 euro della detrazione Irpef se il reddito complessivo non supera gli 8mila euro. Occorre però sottolineare che l’emendamento Ghedini, non adeguando la misura del reddito che identifica la “no tax area” (articolo 13, comma 1, lettera a del Tuir), rischia di non produrre alcun effetto concreto. Infatti, se si aumenta la misura della prima detrazione da 1.840 a 1.885 euro, senza però aumentare la misura del reddito entro cui è riconosciuta, ovvero da 8.000 a 8.200 euro ossia la misura del reddito che, in base all’aliquota del 23% (prima aliquota Irpef) determina un debito d’imposta pari a circa 1.885, nei fatti si annulla il beneficio aggiuntivo. È vero, infatti, che l’ammontare della detrazione è spendibile solo entro la misura dei tributi dovuti.
Nel ritoccare gli aumenti della detrazione Irpef, l’emendamento inverte l’impatto degli sconti: nella versione proposta dal Governo la parte fissa della detrazione è di 1.520 e dunque più alta rispetto alla parte variabile della detrazione legata al crescere del reddito. Con un effetto premiale anche per i redditi più alti fino a 55mila. Nella proposta di revisione degli sconti Irpef, invece, le misure vengono ribaltate per premiare soprattutto i redditi più bassi. La detrazione in misura fissa viene indicata in 669 euro, aumentata del prodotto tra i 1.216 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 35mila euro, diminuito del reddito complessivo, e 27mila euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8mila euro ma non a 35mila. Non solo. La detrazione viene fissata sempre in 669 euro, se il reddito complessivo è superiore a 35mila euro ma non a 55mila euro. In questo caso la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55mila euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 20mila euro.
Rispetto alla proposta del Governo con una platea fino a 55mila euro e una detrazione fissa più alta di quella variabile, l’aumento in busta paga per i lavoratori si aggira sui 170 euro annui. L’obiettivo, come testimonia anche la simulazione pubblicata qui a fianco a cura dell’Ufficio studi della Cna – Politiche Fiscali, è quello di aumentare anche oltre i 200 euro il bonus fiscale annuo per i lavoratori.
Ad esempio per chi guadagna fino a 15mila euro annui l’attuale normativa consente una detrazione di 1.338 euro, mentre con la modifica della curva proposta dal Pd l’effetto sale fino 1.570 euro. In sostanza 232 euro annui in più che finiscono direttamente sulla busta paga del lavoratore. Si resta sopra ai 200 euro fino alla fascia di reddito di 17mila euro. Poi il beneficio scende gradualmente: a 24mila euro di reddito lo sconto fiscale si ferma a 127 euro annui; a 28mila euro è di 81 euro annui. Dopo i 28mila euro, sempre secondo la simulazione, non ci sarebbero “sconti” fiscali a vantaggio dei lavoratori.
Per il Pdl si tratta sempre di benefici impercettibili per i lavoratori. Almeno secondo quanto sottolinea il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, che rilancia gli sgravi sul salario di produttività e sugli straordinari.

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