Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cumulo cause, sospensione ko

 

Circa il cumulo di cause dinanzi alle sezioni ordinaria e fallimentare presso un medesimo ufficio giudiziario, sarà illegittimo il provvedimento di sospensione adottato dal giudice di merito nel caso in cui fosse possibile la trattazione unitaria delle due controversie. È quanto affermato dalla sesta sezione civile – 3 della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 1399 dello scorso 26 gennaio.

Il thema decidendum. Ai giudici di piazza Cavour veniva sottoposta una questione circa il regolamento di competenza: a proporlo era una società che aveva agito nei confronti di un fallimento sulla base di un contratto di affitto dopo che il tribunale aveva disposto la sospensione del giudizio a causa della simultanea pendenza di una controversia dinanzi alla sezione fallimentare del medesimo ufficio giudiziario. Tale controversia veniva considerata pregiudiziale in quanto proposta tra le medesime parti e avente a oggetto il medesimo contratto.

Con il ricorso di legittimità si voleva quindi ottenere la caducazione dell’ordinanza di sospensione e la conseguente prosecuzione dell’intero giudizio presso la sede ordinaria del tribunale.

Un simultaneus processus. Secondo gli Ermellini occorre applicare, nel caso di specie, l’art. 274, comma 2 c.p.c. ai fini della realizzazione del simultaneus processus visto che sia il tribunale in sede ordinaria e sia la sezione fallimentare dello stesso fanno parte del medesimo ufficio giudiziario e che i giudizi coinvolti sono tutti soggetti al rito ordinario, ed esiste, inoltre, il nesso di connessione soggettiva parziale e l’ipotetica pregiudizialità.

La Cassazione cita, poi, testualmente un precedente giurisprudenziale delle sezioni unite della Cassazione stessa. Le sezioni unite (Cass. sez. un. n. 21499 del 2004) risolvevano un contrasto di giurisprudenza affermando che: «Qualora, nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito, il convenuto proponga domanda riconvenzionale diretta all’accertamento di un proprio credito nei confronti del fallimento, derivante dal medesimo rapporto, la suddetta domanda, per la quale opera il rito speciale ed esclusivo dell’accertamento del passivo ai sensi degli artt. 93 e ss. della legge fallimentare, deve essere dichiarata inammissibile (o improcedibile se formulata prima della dichiarazione di fallimento e riassunta nei confronti del curatore) nel giudizio di cognizione ordinaria, e va eventualmente proposta con domanda di ammissione al passivo su iniziativa del presunto creditore, mentre la domanda proposta dalla curatela resta davanti al giudice per essa competente, che pronuncerà al riguardo nelle forme della cognizione ordinaria. Se, dopo l’esaurimento della fase sommaria della verifica, sia proposto dal creditore giudizio di opposizione allo stato passivo o per dichiarazione tardiva di credito e anche la causa promossa dal curatore penda davanti allo stesso ufficio giudiziario, è possibile una trattazione unitaria delle due cause nel quadro dell’art. 274 cod. proc. civ., ove ne ricorrano gli estremi».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Quota 100 non è solo la misura pensionistica del governo Conte 1. È anche il numero di miliardi ch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dieci giorni per tener fede agli accordi del 14 luglio. Se entro il 10 ottobre non si chiuderà la p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Bce potrebbe far cadere il suo tabù più grande: consentire all’inflazione di salire temporane...

Oggi sulla stampa