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CTz, rendimenti ai minimi

È iniziata con il piede giusto la tre giorni di aste del Tesoro italiano, che proseguirà oggi e domani con nuove emissioni per complessivi 14 miliardi di euro. Il Ministero è infatti riuscito a collocare CTz con scadenza due anni per 2,5 miliardi con il minimo sforzo: a un tasso dello 0,428%, che in fin dei conti è il minimo storico, e attirando un interesse significativo da parte degli investitori (richieste doppie rispetto al quantitativo offerto).
Entrambe sono in fondo conseguenze delle condizioni che si sono venute a creare sul mercato negli ultimi due mesi. Con la sua politica monetaria più espansiva (per adesso soprattutto nelle intenzioni), la Banca centrale europea ha infatti determinato una forte contrazione dei rendimenti in tutta l’area, prima sulle scadenze più ravvicinate e poi a cascata anche su quelle meno prossime (come lo è il CTz). Al tempo stesso, però, in uno scenario in cui i tassi sono ormai ridotti all’osso, la ricerca ossessiva del rendimento porta gli investitori (quelli istituzionali in primis) a parcheggiare la liquidità sulla «carta» italiana, che qualche attrattiva rispetto all’Europa «core» la offre ancora. Basti pensare che sulla stessa scadenza dei due anni la Germania offre la «bellezza» di due centesimi, Olanda e Belgio lo 0,04%, la Francia lo 0,09 per cento.
A conferma dell’appeal del nostro Paese, ieri il Tesoro ha collocato anche BTp€i (indicizzati all’inflazione) con scadenza settembre 2018 e settembre 2026 per un miliardo con rendimenti lordi rispettivamente dello 0,25% e dell’1,66% e richieste complessive per 2,4 miliardi di euro. Sarà interessante, a questo proposito, seguire le operazioni di oggi e domani, quando il Tesoro cercherà di piazzare rispettivamente BoT a 6 mesi (7 miliardi) e BTp 5-10 anni, oltre che CcT (7 miliardi).
Tutto però lascia presagire nuovi minimi storici anche per i rendimenti dei BoT: «A giugno i titoli a sei mesi avevano goduto di una buona domanda nonostante un tasso record dello 0,31%, ma da allora i rendimenti sono ulteriormente scesi e ci aspettiamo che questo limite venga abbattuto», conferma Elia Lattuga di UniCredit Research, che sottolinea anche la situazione favorevole in termini di offerta netta (questa settimana scadranno titoli a breve per 8,1 miliardi, che saranno probabilmente rinnovati).
Ieri è stata del resto una giornata favorevole un po’ per tutti i titoli di Stato «targati» Italia, prova ne sia che il tasso del BTp decennale è sceso ai minimi storici al 2,67%, sotto anche ai valori toccati a fine maggio (a parità di benchmark), mentre lo spread con il Bund (152 punti base) resta ancora sopra i livelli di metà giugno. Una sorte condivisa del resto anche dalla Spagna, che con il suo 2,49% conserva ancora un buon margine nei confronti del nostro Paese.
Non altrettanto si può invece dire per Piazza Affari, che ieri ha chiuso in calo dello 0,69% una seduta caratterizzata da elevata volatilità. L’arretramento definitivo per l’indice azionario (condizionato come di consueto dalle vendite ai danni del settore bancario) è coinciso con l’avvio debole di Wall Street, sulla quale ha pesato soprattutto l’ennesimo dato deludente sull’andamento del settore immobiliare negli Stati Uniti.

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