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Ctu conciliativa anche per addebiti in conto illegittimi

La consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite può applicarsi anche nell’ambito dei rapporti bancari per controversie aventi ad oggetto la contestazione di addebiti ritenuti illegittimi (dagli interessi usurari a quelli anatocistici, dalle commissioni di massimo scoperto alle valute fittizie eccetera). Lo ha stabilito con un’ordinanza del 13 marzo 2015 il presidente della Seconda sezione del Tribunale di Monza (Febbraro), il quale ha accolto il ricorso di un’impresa contro la banca richiedendo la verifica della illegittimità di addebiti risultanti dagli estratti conto.
Il giudice monzese ritiene che il procedimento previsto dall’articolo 696-bis del Codice di procedura civile (in vigore dal 1° marzo 2006) con evidente funzione deflattiva-conciliativa non possa scontare interpretazioni eccessivamente restrittive o formalistiche (sul punto, l’ordinanza richiama la pronuncia del Tribunale di Busto Arsizio del 25 maggio 2010).
Peraltro, la ratio del procedimento è proprio quella di offrire un percorso conciliativo pre-processuale in quelle liti ove l’accertamento tecnico nel suo svolgimento e nelle sue conclusioni possa consentire alle parti di pervenire ad un accordo. Non a caso, tale domanda può essere proposta anche al di fuori delle condizioni di cui all’articolo 696, comma 1, del Codice di procedura civile ovvero in assenza dei presupposti di natura cautelare (periculum in mora e fumus boni iuris).
Questo procedimento non ha trovato un’ampia utilizzazione anche se il legislatore ha previsto che il giudice attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo al processo verbale, ai fini dell’espropriazione e dell’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e che lo stesso è esente dall’imposta di registro. Inoltre, se la conciliazione non riesce, ciascuna parte può chiedere che la relazione peritale sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.
Circa l’ammissibilità dell’utilizzo della consulenza tecnica d’ufficio preventiva a fini conciliativi nei rapporti bancari, il medesimo Tribunale si era già espresso favorevolmente con l’ordinanza del 21 gennaio 2015 (presidente Di Oreste), seguito anche dall’ordinanza del 10 febbraio 2015 del Tribunale di Como. Ma la pronuncia in esame chiarisce anche un altro aspetto respingendo l’eccezione proposta dalla banca resistente in quanto il conto corrente cui sono riferite le contestazioni risultava ancora aperto.
Secondo il Tribunale di Monza – che si muove nel solco di un autorevole orientamento giurisprudenziale di legittimità e di merito – quando il conto corrente è aperto l’interesse del cliente trova normale soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato dagli addebiti nulli. Per questo, la domanda di nullità può essere sempre proposta anche in costanza di rapporto (come stabilito anche dalla sentenza 24418/2010 della Cassazione, da quella del Tribunale di Torino datata 13 novembre 2014 e da quella del Tribunale di Palermo del 26 giugno 2014).

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