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Csm, Palazzo Chigi contro il sottosegretario

«Indifendibile». Non è piaciuta a Matteo Renzi, l’iniziativa del sottosegretario alla giustizia, Cosimo Ferri, di inviare un sms promozionale per due colleghi candidati all’organo di autogoverno della magistratura: «Per le elezioni al Csm mi permetto di chiederti di valutare gli amici Pontecorvo e Forteleoni». E a urne aperte (si chiuderanno oggi alle 14.30), il premier ha chiesto, ufficiosamente, informazioni. Pronto ad affrontare la questione che ritiene, appunto, non difendibile, al suo rientro a Roma. 
«Incontrerò Cosimo Ferri nelle prossime ore», ha fatto sapere il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che tra le «linee guida» della riforma della giustizia ha messo in bella evidenza la modifica delle elezioni del Csm, motivandola proprio con l’esigenza di limitare le invasioni di campo della politica nella carriera e nelle nomine dei magistrati. E invece quel messaggino di un membro dell’esecutivo ha scatenato polemiche sull’interferenza.
Uno degli sponsorizzati da Ferri, Lorenzo Pontecorvo, presidente di sezione del Tribunale di Roma, candidato per la corrente di Magistratura indipendente cerca di ridimensionare la vicenda: «Vedo moltissima ipocrisia, e un po’ di esagerazione in questa polemica montata ad arte. Noi giudici non abbiamo molti mezzi, né tempo, per fare campagna elettorale. L’unico è il passaparola fra colleghi che ti stimano. E quello di Cosimo Ferri è solo l’intervento di un amico magistrato fuori ruolo, non l’interferenza di un sottosegretario. Peraltro l’sms è una forma di comunicazione privata, averlo reso pubblico non so se prefiguri qualche tipo di reato o di violazione, ma certamente non è stato molto corretto».
La vicenda ha acuito i contrasti interni a Magistratura indipendente. Già nei mesi scorsi Cosimo Ferri era stato accusato di voler etero-dirigere, dal governo, la corrente di cui era stato segretario, tentando di pilotare le candidature. Le proteste erano cessate solo con la decisione di scegliere i 16 candidati togati del Csm con le primarie. Su fronti contrapposti, interni alla corrente, si sono trovati così Luca Forteleoni e Lorenzo Pontecorvo contro Sergio Amato, pm a Napoli, e Aldo Morgigni, giudice in Corte d’appello a Roma. Solo giovedì o venerdì al termine dei conteggi si capirà se ha prevalso la linea promossa da Ferri o quella più vicina ad esponenti di spicco di quella corrente, come il pg di Torino Marcello Maddalena, l’ex pm di Mani pulite, oggi in Cassazione, Pier Camillo Davigo e il procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita.
«La questione di principio esiste, anche se è una guerra interna a Magistratura indipendente», spiega Carlo Fucci, consigliere uscente del Csm, sostenuto, assieme a Fernanda Cervetti, da una rete di magistrati che intende combattere la degenerazione di correnti. È «un’interferenza in un’elezione che riguarda i magistrati», rincara, il segretario di Unità per la Costituzione, Marcello Matera, che parla di «deprecabile sovrapposizione» di ruoli da parte di Ferri, con il suo «passaggio disinvolto» da leader di corrente all’incarico di sottosegretario. Ma soprattutto giudica la stessa presenza di Ferri nell’esecutivo una contraddizione per il premier Renzi, apertamente critico con i gruppi organizzati delle toghe: «È singolare che da parte della politica si contestano le correnti della magistratura e poi nella compagine governativa c’è l’emblema del correntismo più spinto». E Carlo Citterio, dell’Anm, ex segretario di Area, chiede un chiarimento: «O gli sms sono stati fatti usurpando il nome di Ferri o il ministro Orlando deve prendere atto del coinvolgimento diretto di un esponente governativo nella campagna elettorale per un diverso organo costituzionale e trarne, o farne trarre, le conseguenze».
Da Forza Italia, Luca Squeri, contesta: «Guardiamo la luna, non il dito: il problema sono le correnti di una magistratura politicizzata, non l’sms». Ma certo è che torna a traballare la poltrona di Cosimo Ferri, nominato sottosegretario del governo Letta in quota berlusconiana, ma rimasto dopo l’addio dell’ex Cavaliere. Oggi con Orlando dovrà difendere l’opportunità di quel gesto che al Corriere spiega così: « Sono un cittadino che conserva i propri diritti e sono tuttora un magistrato che andrà a votare e sceglierà i candidati che considera migliori. La propaganda è tutt’altra cosa».

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