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Csm, intesa sui vertici della Cassazione Curzio designato primo presidente

Almeno sulla nomina dei vertici della Cassazione il Csm non si divide. La formalizzazione sarà la prossima settimana, mercoledì 15 luglio in un plenum presieduto dal Presidente della Repubblica, ma ieri la Quinta commissione ha trovato l’accordo tra tutte le componenti su una coppia di nomi. Primo presidente sarà proposto Pietro Curzio, attuale presidente di Sezione civile della stessa Suprema Corte, mentre presidente aggiunto sarà una donna, Margherita Cassano, presidente della Corte d’appello di Firenze. A lasciare l’incarico, per raggiunti limiti di età, Giovanni Mammone.

A volere misurare con la bilancia degli equilibri tra componenti, la scelta dei nuovi vertici della Cassazione conferma uno spostamento a “sinistra”, perché Curzio, che si affiancherà nel comitato di presidenza del Csm all’ex Pd David Ermini (vicepresidente del Consiglio) e al Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi di Md, pur non essendo iscritto ad alcuna corrente è considerato di forte ispirazione progressista, mentre Margherita Cassano venne eletta in una passata consiliatura per Magistratura Indipendente.

Di certo l’unanimità raggiunta in commissione oltre a suonare ottimo viatico in vista del plenum, sembra anche venire incontro alle preoccupazione del Capo dello Stato che, nelle settimane scorse, è tornato a invitare con forza una magistratura alle prese con le continue ricadute del”caso Palamara” a un convincente recupero di credibilità.

E dal Colle è arrivata anche una lettera al Csm, firmata dal consigliere giuridico di Sergio Mattalella, Stefano Erbani, nella quale si invita il Consiglio che si sta occupando della riforma della circolare sui trasferimenti e i collocamenti fuori ruolo dei magistrati, alla massima cautela nella modifica delle procedure. Modifica che va nella direzione di innalzare il livello di trasparenza delle scelte, dove è inevitabile non avvertire eco appunto del recente scandalo sul tentativo di pilotare le nomine e comunque degli accordi tra correnti per dividersi gli incarichi negli uffici giudiziari.

In particolare le modifiche in discussione puntano a rendere non più discrezionale ma automatica la pubblicazione degli atti, con riferimento all’autovalutazione e agli ultimi 2 pareri per l’esame di professionalità, oscurando i dati sensibili e, anche su indicazione dei candidati, i dati personali di cui si intende evitare la pubblicazione. Dal Quirinale arriva l’invito ai consiglieri «a valutare attentamente le modalità attraverso le quali si intende assicurare la trasparenza delle procedure concorsuali».

Intanto il Csm rafforza la sezione disciplinare in vista dell’udienza fissata per il prossimo 21 luglio, con la quale prenderà avvio il procedimento nei confronti dell’ex leader di Unicost e Pm alla procura di Roma, Luca Palamara, sospeso da funzioni e stipendio (tra l’altro proprio Curzio ha presieduto il collegio delle Sezioni unite civili che ha confermato la sospensione). L’udienza di apertura del dibattimento riguarderà anche i 5 ex consiglieri che si sono dimessi un anno fa. Con una delibera votata a maggioranza dal plenum, è stato aumentato di 4 unità il numero delle componenti supplenti che passano da 10 a 14, 3 togati e 1 laico.

Favorevole il togato di Area Giuseppe Cascini, per il quale «nell’ultimo periodo sono aumentati i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Soprattutto sono aumentati purtroppo i casi di applicazione delle misure cautelari come il trasferimento o la sospensione».

Critico il laico di centrodestra Alessio Lanzi che vede incrinato dalla delibera il principio del giudice precostituito per legge.

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