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Csm e ordinamento, riparte la riforma

Vasto programma verrebbe da commentare. Per rimettere mano a una delle riforme più contestate dell’era Berlusconi e per dare sostanza a una delle promesse del premier Matteo Renzi. È partito ieri con la riunione della commissione presieduta da Michele Vietti, alla presenza del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm. A stendere gli articolati, sui quali non è stata ancora fatta una scelta sulla veste che dovranno assumere (disegni di legge o disegni di legge delega), saranno due commissioni: la prima (sull’ordinamento giudiziario, compresa la messa a punto della geografia degli uffici) guidata dall’ex vicepresidente del Csm Vietti e la seconda dall’ex ministro della Giustizia Luigi Scotti. Un intervento in due mosse, strettamente collegate, come insieme dovranno procedere le commissioni (tanto è vero che Scotti sarà anche vice di Vietti), e che dovrà essere concluso, quanto alla redazione dei testi, entro la fine dell’anno.
Tempi stretti quindi per una materia assai ampia. Soprattutto la commissione Vietti – dettaglia il decreto di nomina – dovrà occuparsi di una pluralità di argomenti. A partire dalla fase due della geografia giudiziaria. Riforma quest’ultima fortemente voluta e messa a punto dall’allora ministro Paola Severino e poi precisata successivamente dalle amministrazioni Cancellieri e Orlando. Ora si apre la possibilità di una manutenzione dell’intervento. Che però a via Arenula tengono a precisare non prelude a un passo indietro o a ripensamenti radicali.
Oggetto delle modifiche è lo sviluppo del processo di revisione della geografia giudiziaria», certo, che però questa volta passerà per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio delle Corti d’appello e delle relative Procure generali. In questo contesto a fare da direttrice sarà la valorizzazione delle specializzazioni dei magistrati nella ripartizione delle comptenze.
Ma alla commissione Vietti è anche assegnato il compito di rivedere l’organizzazione degli uffici del pubblico ministero, di ripensare il sistema degli illeciti disciplinari e quello delle valutazioni di professionalità e degli avanzamenti in carriera dei magistrati, di riformare l’accesso in magistratura. Infine dovrà occuparsi della mobilità e dei trasferimenti di sede e funzioni delle toghe.
Inevitabile allora, ed è stata la decisione di ieri, la suddivisione in tre sottogruppi. Il primo dovrà occuparsi di geografia giudiziaria, organizzazione degli uffici di procura, di specializzazione; il secondo di accesso, mobilità e incarichi; il terzo di illeciti, incompatibilità e valutazioni di professionalità.
La commissione guidata da Scotti, invece, ha un compito più circoscritto, ma non meno delicato, visto che dovrà provvedere al nuovo assetto del Csm, con riferimento specifico al sistema elettorale, a quello disciplinare, con la distinzione più rigida tra giudicanti e giudicati, e alle competenze del Consiglio superiore stesso in relazione a quelle dei consigli giudiziari.
L’obiettivo dovrà però essere raggiunto tenendo conto anche delle proposte di autoriforma messe a punto dal Csm stesso, dopo che poche settimane fa il Consiglio ha licenziato il nuovo testo con la riforma dei criteri per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi.
Le squadre messe in campo dal ministero della Giustizia vedono, tra gli altri, nella commissione Vietti, l’ex presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, l’ex capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria di via Arenula (che seguì tutta la prima attuazione della geografia giudiziaria) Luigi Birritteri, il responsabile dei processi di innovazione del tribunale di Milano Claudio Castelli; mentre della commissione Scotti fanno parte il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli e l’ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo Vladimiro Zagrebelsky.

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