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CsC: euro, petrolio e tassi spingono al rialzo il Pil 2015

CsC: euro, petrolio e tassi spingono al rialzo il Pil 2015
Secondo le previsioni del CsC calo del prezzo del petrolio, caduta dell’euro, diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine e accelerazione del commercio internazionale spingono al rialzo il Pil 2015. Riprese dunque oltre le aspettative; la tendenza positiva si rafforzerà anche nel 2016.

Il 2015 si annuncia sempre di più come «anno spartiacque», perché termina la recessione e tornano le variazioni positive per il Pil e l’occupazione. Variazioni che «probabilmente si riveleranno molto superiori alle previsioni correnti». Ad ipotizzare questo scenario è il Centro studi di Confindustria: le prossime stime sul Pil arriveranno a giugno, con il seminario di previsione. Ma intanto il CsC, con la Congiuntura Flash diffusa ieri, analizza e quantifica gli effetti dei fattori positivi che si stanno verificando: sommandoli si arriva una spinta al Pil dell’Italia pari al 2,1% nel 2015 e di un aggiuntivo 2,5% nel 2016. Percentuali quasi triplicate rispetto alla quantificazione effettuata nelle previsioni di dicembre scorso (rispettivamente +0,8 e +0,9 a fronte di una crescita del Pil dello 0,5% nel 2015 e dell’1,1% nel 2016).
Questo aumento si deve, dice il Centro studi di Confindustria, alla combinazione favorevole di elementi esterni, «una manna dal cielo»: il crollo del prezzo del petrolio, la svalutazione del cambio dell’euro, l’accelerazione del commercio mondiale, la diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine. «Questi impulsi espansivi restano sostanziosi anche una volta fatta la tara al loro pieno concretizzarsi per tenere conto delle difficoltà del contesto di grave crisi».
A ciò si aggiungono altri fattori positivi: le politiche più orientate alla crescita, che daranno maggiore sostegno all’occupazione e agli investimenti, grazie anche alla flessibilità conquistata a Bruxelles. E gli indicatori congiunturali che segnalano la stabilizzazione della domanda interna e della produzione, offrendo una buona base di ripartenza del Paese. «Non bisogna più arrestare la retromarcia prima di iniziare ad avanzare», scrive il CsC, diretto da Luca Paolazzi. Inoltre, sottolinea il testo, c’è anche l’Expo, che darà un apporto «non marginale».
Petrolio, cambio e tassi molto più bassi aiuteranno l’intera zona euro, principale sbocco delle esportazioni italiane. Inoltre il quadro internazionale resta favorevole, nonostante le difficoltà di Russia e Brasile, con gli Usa locomotiva numero uno, l’India in accelerazione e la Cina in rallentamento pilotato.
Lo scenario migliore si rifletterà anche sull’occupazione, che dovrebbe ripartire a inizio 2015. Le aspettative delle imprese sono in miglioramento: il saldo delle risposte di quelle sopra ai 50 dipendenti è per i primi tre mesi dell’anno pari a -8,1% (da -8,6 del trimestre precedente e del -13,9% di un anno fa). È vero che in novembre l’occupazione è calata di 48mila unità, cifra che sommata alle 65mila perse ad ottobre porta la variazione del bimestre autunnale a -0,2 per cento. Ma questo si potrebbe spiegare, dice il CsC, con il fatto che le imprese abbiano rinviato le assunzioni in vista del Jobs Act. Se questa è la spiegazione, allora è prevedibile un’ulteriore flessione a dicembre, seguita però da un rimbalzo positivo nei primi mesi di quest’anno.
«Anche Confindustria alza le stime del Pil dopo Bankitalia. È la prova che le riforme italiane e il cambiamento della politica europea possono produrre una ripartenza vera», è il commento di Filippo Taddei, responsabile economico del Pd.
Punta ai rinnovi dei contratti e agli aumenti il leader della Uil, Carmelo Barbagallo: «Con la ventilata ripresa ci saranno le condizioni per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori».

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