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Il crowdfunding resta in sella

L’equity crowdfunding può contribuire a far ripartire il mondo delle imprese: se n’è parlato nella terza giornata di Milano Capitali, l’evento organizzato da Class Editori, svoltosi in streaming e moderato ieri da Emerick De Narda, giornalista di Class Cnbc. Un fenomeno, quello della raccolta di capitali da parte di startup e pmi attraverso portali web specializzati, che è in costante aumento negli ultimi anni.

Come ha spiegato Fabio Allegreni, partner del network di consulenti Crowd Advisors, questa modalità, avviata nel 2014 con le prime piattaforme autorizzate dalla Consob, è cresciuta fino a superare i 65 milioni di euro raccolti l’anno scorso. Nei primi quattro mesi del 2020 la raccolta è salita a 26 milioni dai 14 mln di un anno prima, anche se in marzo e aprile gli investitori hanno ridotto l’attività in seguito alla pandemia.

Paolo Pescetto, fondatore di Innovative-Rfk, si è soffermato sul tema del valore delle startup, non semplice da fissare a beneficio dei potenziali investitori. Se il multiplo sul fatturato viene ormai accettato con opportuni correttivi, il problema attuale è quello di far fronte alla crisi provocata dal coronavirus: «I piani sono da rifare, ci sono tante incertezze. Vogliamo continuare a investire, ma dobbiamo anche tutelare il patrimonio degli investitori. La soluzione per noi è offrire valutazioni che tengano conto anche della condivisione dell’incertezza. Un’idea è quella di dare opzioni di investimento: regalare un’opzione, un warrant con uno sconto su futuri aumenti di capitale».

A questo proposito rimane sul tavolo la questione fiscale. Stefano Massarotto, partner dello studio tributario Facchini Rossi Michelutti, ha ammesso che nel caso del crowdfunding «il fisco può anche essere amico nel percorso di crescita». Sono attive agevolazioni di vario tipo, compresa la detrazione Irpef pari al 30% degli investimenti fino a un milione di euro. Inoltre, nelle bozze del nuovo Decreto rilancio, figura l’incremento delle agevolazioni per gli investitori dal 30 al 50%.

Un altro aspetto è legato alla redditività dell’investimento. Come ha osservato Tommaso Baldissera, a.d. di Crowdfundme che è uno dei principali portali attivi nel settore, «la nostra credibilità è fondamentale per attrarre investitori ed è importante garantire la monetizzazione dell’investimento. Facciamo una selezione attenta degli emittenti, con un progetto che garantisca la crescita. Il crowdfunding in quasi quattro anni ha garantito tre ipo. Così si crea un circolo virtuoso, con persone che reinvestono parte delle plusvalenze. Certo, non bisogna dimenticare che si tratta di investimenti ad altissimo rischio. Una novità interessante è l’apertura all’immobiliare, dove sono state lanciate le prime offerte».

Un caso interessante di startup è quello di TrenDevice, che acquista smartphone e altri dispositivi elettronici in disuso, per poi rimetterli in funzione e rivenderli. L’a.d. Alessandro Palmisano ha spiegato che l’estate scorsa sono stati raccolti 440 mila euro da 350 soci e che l’azienda si sta preparando all’ingresso in borsa su Aim Italia. «Nonostante la pandemia il processo va avanti e contiamo di chiuderlo entro l’anno».

Un altro esempio riguarda CleanBnB, nata a inizio 2016 come progetto nel campo degli affitti brevi, aiutato dai business angel: dopo due raccolte di crowdfunding si è quotata a luglio dello scorso anno. «Siamo stati colpiti dal coronavirus perché lavoriamo nel turismo, la situazione è critica», ha ammesso il presidente Francesco Zorgno. «Ora dobbiamo preservare il patrimonio immobiliare gestito e mantenere inalterata la capacità operativa. In questo modo avremo un vuoto di qualche mese con il calo degli spostamenti, ma, quando il settore si riprenderà, anche la nostra attività ripartirà e tornerà a correre come prima. La quotazione ci aiuta molto ad affrontare questo periodo: abbiamo raccolto denaro che fa anche da riserva».

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