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Crollano le Borse, panic selling sui listini

di Marco Valsania

La paura della recessione, di incontrastate bufere sul debito sovrano e di nuove spirali di crisi bancarie dilaga sui mercati europei. Con Wall Street ferma per il Labor Day, la festa del lavoro americana, la delusione per l'andamento dell'economia globale e il timore del ripetersi di crack finanziari ha trovato sfogo nella caduta degli indici del Vecchio continente: sotto il peso di perdite nel comparto bancario, lo Stoxx Europe 600 pan-europeo ha bruciato il 4,14%, 254 miliardi di euro in capitalizzazione. Sommato al 2,4% ceduto venerdì, lo Stoxx ha sofferto la peggior coppia di sedute dal marzo 2009.

Il Ftse 100 a Londra è scivolato del 3,58 per cento. E gli altri grandi indici nazionali hanno perso anche di più: la maglia nera spetta al Dax di Francoforte, con il 5,28 per cento. Il Cac 40 di Parigi ha ceduto il 4,73 per cento. Piazza Affari, in presenza delle tensioni sul piano di austerità italiano, è scesa del 4,83 per cento.

La fuga dal rischio e la brusca ritirata dei listini è stata accompagnata da record nel costo per assicurare contro il default il debito sia dei paesi che degli istituti finanziari dell'eurozona. Mentre nuovi dati sulle sfide al cospetto dell'economia del Vecchio continente hanno raggiunto i mercati fin dalle prime ore: il settore dei servizi ha frenato al passo più lento in due anni, con il sondaggio dei direttori acquisti delle aziende calato in agosto a 51,5. Una combinazione che ha moltiplicato, tra gli operatori, le attese per il vertice di giovedì della Banca centrale europea.

A far lievitare il nervosismo hanno contribuito, nel fine settimana, l'impasse dei negoziati sui piani di salvataggio della Grecia e la sconfitta del partito del Cancelliere tedesco Angela Merkel nelle elezioni locali in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Venerdì era già toccato al mercato del lavoro americano mostrare crescita zero e sollevare lo spettro di ricadute in aperta recessione degli Stati Uniti. Questo dato, prima ancora dell'apertura delle piazze europee, aveva inaugurato il lunedì delle borse mondiali all'insegna di flessioni in Asia, dal 3% dello Hang Seng di Hong Kong all'1,9% del Nikkei giapponese.

Per Ric Spooner, chief market analyst di Cmc Markets, gli investitori sono scossi dalla diminuzione «delle speranze che Europa e Stati Uniti possano evitare una recessione; ora la prima preoccupazione è che la crescita anemica peggiorerà la situazione debitoria in Europa, provocando un deterioramento aggiuntivo dei conti pubblici nonostante le misure di austerity annunciate». Ancora: «Le prospettive di un quadro peggiorativo non fanno che aggravare la situazione italiana e quella relativa allo stato di salute del sistema bancario europeo, come dimostrato dalle vendite sul settore finanziario e da acquisti speculari in beni rifugio come l'oro».

I titoli delle banche, in Europa, sono stati al centro di una vera e propria ondata di vendite, gonfiata dagli shock in arrivo da oltreoceano: le autorità del settore immobiliare statunitense hanno denunciato nei giorni scrosi 17 grandi istituti, tra cui numerosi europei, per aver ingannato i colossi delle garanzie sui mutui Fannie Mae e Freddie Mac vendendo loro 196 miliardi di dollari in titoli tossici senza rivelare adeguatamente i rischi. Alcuni analisti ipotizzano che Fannie e Freddie abbiano perso 30 miliardi su questi titoli e che potrebbero volersi rivalere sulle banche di almeno altrettanto, aumentando la pressione sui gruppi ritenuti meno capitalizzati, gli europei. Josef Ackermann, l'amministratore delegato di Deutsche Bank, una delle banche denunciate, ha messo ieri in guardia dall'estrema incertezza, paragonando il clima sui mercati alla crisi del 2008, quando fallì Lehman Brothers. E ieri il sottoindice Stoxx bancario ha ceduto il 5,9%, toccando i minimi da 29 mesi.

«Non sappiamo ancora le dimensioni di eventuali sanzioni per le banche e la reazione, oggi, è quella di vendere subito e chiedere chiarimenti dopo – ha detto Ian King di Legal & General – Gli investitori preferiscono inoltre scontare il rischio di tracolli europei».

La ritirata, in questa atmosfera volatile, è ben presto diventata generale. Nel mirino degli investitori sono finiti tutti i 19 comparti dello Stoxx 600 a cominciare da quelli più sensibili a un ciclo economico negativo: dalle materie prime alle costruzioni, fino ai beni e servizi industriali. Questi settori hanno battuto in ritirata di oltre il 3% fin dalla mattinata. Il gruppo chimico svizzero Clariant, dopo aver tagliato le previsioni per l'anno, è precipitato del 16 per cento.

Le ombre delle perdite si sono allungate sugli stessi mercati americani nonostante fossero chiusi, lasciando presagire una difficile riapertura odierna di Wall Street. I future sullo Standard & Poor's 500 hanno ceduto il due per cento. Le banche statunitensi da Bank of America a Citigroup, in linea con i colossi europei, hanno registrato significative perdite nelle contrattazioni dei titoli sulle piazze del Vecchio continente. Anche un titolo esposto alla congiuntura economica quale il re dell'alluminio Alcoa ha ceduto terreno. «L'aumento del premio sul rischio – ha indicato il capoeconomista di Ubs Larry Hatheway- suggerisce una continua pressione al ribasso sui mercati azionari globali».

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