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Crollano le banche a Piazza Affari

Sale lo spread, crollano i titoli delle banche a Piazza Affari. Il copione dei mercati non cambia. Anzi, si intensifica ulteriormente dopo l’annuncio delle dimissioni dal premier Monti.
Se già giovedì e venerdì i mercati avevano accolto negativamente la spaccatura della maggioranza dopo il voto sul decreto Sviluppo, ieri questa reazione è stata ulteriormente amplificata.
Lo spread, che proprio una settimana fa era sceso sotto la soglia psicologica dei 300 punti, ieri ha subito una forte impennata oltre 350 punti mentre Piazza Affari, già reduce da due sedute in rosso, ieri ha incrementato le perdite chiudendo in calo del 2,20%, in netta controtendenza rispetto al resto d’Europa (l’indice Stoxx 600 ha chiuso a +0,14%, la Borsa di Francoforte ha recuperato lo 0,17% e quella Parigi lo 0,18%). Il saldo finale del Ftse Mib peraltro non fotografa efficacemente quella che, per il listino milanese, è stata una seduta pesantissima, segnata da raffiche di sospensioni per eccesso di ribasso, che a visto l’indice delle “blue chips” arrivare a perdere oltre tre punti e mezzo percentuali a metà seduta.
Giù le banche, bene Mediaset
Lo stretto legame (in gergo “correlazione”) tra “rischio sovrano” e banche è ancora una volta la chiave di lettura per interpretare ieri sui mercati. Come spesso accaduto nelle fasi più critiche della crisi, sono stati soprattutto i titoli finanziari, che pesano per il 34% della capitalizzazione dell’indice Ftse Mib, a soffrire l’impennata del differenziale Bund-BTp. Ieri l’indice Ftse Italia Banks ha perso il 4,97% con i titoli di Mediolanum (-5,98%), Monte Paschi (-5,85%) e Banco Popolare (-5,69%) a registrare le performance peggiori e i “big” Intesa Sanpaolo e Unicredit entrambe in calo del 5,15 per cento. Tra i pochi titoli in controtendenza si segnala Mediaset, da sempre condizionato dalle vicende politiche del suo fondatore Berlusconi, che ha guadagnato il 2,05%, seconda migliore società del paniere Ftse Mib dietro Stmicroelectronics (+4,23%).
L’incognita politica
Il precipitare della crisi politica impensierisce gli investitori. Ma l’uscita di scena di Monti e l’arrivo di Berlusconi spiega solo in parte la reazione dei mercati di ieri. «Quello che spaventa – spiega un’operatore – è il quadro politico frammentato che c’è nel Paese. Anche se i sondaggi danno un chiaro vantaggio per la coalizione Pd-Sel, non è detto che il centro-sinistra possa ottenere i voti che gli serviranno per governare, specie in Senato dove il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale». Lo spettro dei mercati, nell’Italia dopo Monti, è insomma quello dell’ingovernabilità o di un’inversione di rotta sulla strada delle riforme da lui intrapresa.
Il fattore tecnico
«La politica italiana è un fantasma che da sempre agita i sonni dell’investitore globale» ricordavano ieri in una nota gli analisti di Jw Partners. Sale quindi la volatilità sui mercati ed è data in crescita almeno fino alle elezioni.
Più di un operatore peraltro fa notare come la crisi politica sia stato un pretesto per delle “prese di beneficio” che hanno amplificato il tonfo della Borsa. Diversi grossi fondi americani sono tornati a investire sull’Italia in questi mesi ed è abbastanza normale che, con la chiusura di bilancio di fine anno, vogliano monetizzare il rally messo a segno da BTp e azioni bancarie. In gergo si chiama “window dressing”, un termine che definisce le rotazioni di portafoglio messe in atto per sistemare i conti in vista della chiusura di esercizio.
Dai minimi fine luglio (quando Mario Draghi innescò la ripresa dei mercati anticipando l’intenzione di acquistare bond dei paesi in difficoltà) lo spread, che allora viaggiava abbondantemente oltre 500 punti, si è notevolmente ridimensionato mentre Piazza Affari ha guadagnato circa il 24 per cento.
Determinante nella performance del listino in questi ultimi 4 mesi è stata la corsa dei bancari con l’indice di settore che, dai minimi del 24 luglio scorso, ha guadagnato il 41 per cento.
Dai minimi di fine luglio i primi 10 istituti di credito del Paese hanno recuperato quasi 18 miliardi di capitalizzazione stando alla banca dati S&P Capital Iq.

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