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Crolla la fiducia in Germania

Lo scandalo Volkswagen fa sentire i primi effetti negativi sulla fiducia dei tedeschi fino a frenare la corsa della prima economia europea, dopo mesi di espansione a passo robusto messa a segno nonostante la crisi russo-ucraina, grazie alla crescita della domanda interna.
L’indice che misura le aspettative degli investitori, lo Zew, ha registrato a ottobre il livello più basso da un anno, a quota 1,9, scendendo di 10,2 punti rispetto a settembre quando era a 12,1. Un risultato molto al di sotto dell’attesa degli analisti che puntavano su uno Zew a 6. È?peggiorata anche la valutazione della situazione attuale, con un decremento di 12,3 punti a 55,2. L’indice, elaborato con un’indagine su 350 esperti, è costruito come differenza tra la percentuale di ottimisti e di pessimisti. A ottobre il calo di fiducia ha investito pure la zona euro.
Il dieselgate pesa sul futuro tedesco insieme al non secondario e brusco rallentamento della Cina da cui ieri è arrivato l’ennesimo dato negativo, con la drammatica erosione dell’import. «Lo scandalo Volkswagen e la debole crescita dei mercati emergenti hanno raffreddato le prospettive economiche della Germania. La performance tedesca, tuttavia, resta buona e nell’Eurozona continua la ripresa. È?pertanto abbastanza improbabile che la Germania scivoli in recessione» ha commentato Clemens Fuest, presidente dell’istituto di ricerca economica con sede a Mannheim.
Il sentiment in calo segue di due giorni il brutto dato sulle esportazioni, che hanno subìto ad agosto un calo del 5,2 per cento rispetto al mese precedente, la caduta più pesante dal gennaio 2009, in piena crisi economico-finanziaria globale. Male erano andati anche gli ordini e la produzione industriale in un quadro generale sempre meno brillante a causa soprattutto delle economie emergenti, Cina in primo luogo.
Il governo di Grande Coalizione, dunque, si appresta oggi a tagliare le stime di crescita, probabilmente dello 0,1 per cento portandole all’1,7 nel 2015, confermando invece un tasso di espansione annuale dell’1,8 per cento nel 2016. La revisione è scontata dopo che quattro dei principali istituti di ricerca economica tedeschi – Ifo, Rwi, Diw e Iw – hanno abbassato le previsioni per quest’anno da un generoso 2,1 all’1,8 per cento.
Mentre la casa automobilistica di Wolfsburg annunciava ieri un taglio di investimenti da un miliardo di euro l’anno, Sigmar Gabriel, il ministro dell’Economia, ha cercato di rasserenare gli animi sul futuro: «Lo scandalo non danneggerà in maniera duratura l’economia del Paese» ha detto il vicecancelliere rispondendo a una domanda.
A compensare la debolezza degli emergenti e le conseguenze negative del caso Volkswagen soccorrono due fattori, uno previsto e in atto da mesi, l’altro imprevisto. Atteso era l’incremento dei consumi interni, sostenuti dall’aumento dei salari reali, a sua volta innescato dalla piena occupazione e dalla legge sul salario minimo a 8,50 euro l’ora. Con il calo delle materie prime a fare da moltiplicatore del potere d’acquisto. I consumi privati stanno ormai guidando la crescita tedesca mentre gli investimenti segnano il passo.
Imprevisto, invece, specie per le dimensioni, è stato l’afflusso di rifugiati e l’effetto espansivo che avrà sulle economie dei Paesi di destinazione. In Germania in particolare, dove la politica delle frontiere aperte attrae la gran parte dei migranti. Nel report pubblicato giovedì scorso, i quattro istituti tedeschi hanno sottolineato che il surplus di bilancio dai 23 miliardi del 2015 scenderà a 13 miliardi nel 2016 anche a causa delle spese aggiuntive rese necessarie dall’accoglienza dei profughi. Il governo, del resto, ha già stanziato sei miliardi di euro aggiuntivi da distribuire ai Länder in difficoltà. Non saranno gli ultimi, tanto che diversi istituti di ricerca si sono già spinti a prevedere che l’impulso fiscale legato ai rifugiati potrebbe valere lo 0,2% aggiuntivo di Pil ovvero fino a un punto percentuale nell’arco di qualche anno.

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