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Crolla il risparmio, una famiglia su due intacca il patrimonio

L’impatto della crisi dell’ultimo anno è tutto in una manciata di dati che spiegano quanto soffre il risparmio degli italiani: riesce ad accantonare qualcosa solo il 38,7% del totale contro il 47,2% dello scorso anno e si riesce a risparmiare solo il 4,1%, dal 4,2% dello scorso anno ma soprattutto dal 7,6% del massimo storico del 1998. E allo stesso tempo aumentano i comportamenti prudenti, almeno da parte di chi riesce a metter da parte qualcosa: il 10,7% del reddito di costoro viene messo da parte, contro il 9% del 2011 e il 7,3% del minimo del 2004. Sono alcuni dei risultati principali dell’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani nel 2012, condotta da Intesa Sanpaolo, in collaborazione con il Centro Einaudi e la Doxa. Un sondaggio sui comportamenti finanziari di 1.053 capifamiglia, intervistati tra il gennaio e il febbraio scorsi. L’impatto della crisi, indistricabilmente ormai economica e finanziaria, sui redditi è evidente: solo il 45,7% dichiara entrate sufficienti per il proprio stile di vita (era il 53,4% un anno fa e il 71,7% nel 2002). E di converso al massimo storico è la percentuale di chi dichiara entrate insoddisfacenti (12,5%).
Il petrolio dell’Italia, ossia il risparmio, si riduce, si deprezza, si intacca. Almeno per il 46,2% degli italiani. E crolla di dieci punti percentuali, al 61,5% dal 71,1%, la quota di chi ritiene il risparmio utile per gestire le proprie esigenze di vita. L’indagine – tra le più ricche di spunti, dati, rilevazioni sul comportamento finanziario degli italiani – ha verificato come in questo contesto i risparmiatori stiano rifocalizzando priorità e comportamenti: non si risparmia quasi più per acquistare la casa, nel 2012 priorità per il 5,5% degli italiani, dal 12,7% del 2011 e il 25,7% del 2004; quanto per aiutare i figli, per il 19,5%, oppure per integrare la pensione futura, per il 12,8% dal 9,3 del 2005. La recente riforma Monti-Fornero ha ridotto al minimo storico la quota di chi ritiene che disporrà di una pensione sufficiente, al 20,5% (dal 26% e dal 58% del 2002). Il tema della trasmissione delle ricchezze ai figli è stata anche l’occasione per fare un focus su un tema monografico; quest’anno i ricercatori hanno analizzato il comportamento di 1.002 baby-boomers, nati tra il il 1961 e il 1976, segmentati in tre sottocategorie. I loro comportamenti risultano sopra il benchmark complessivo italiano e la loro priorità di risparmio – assoluta per uno su cinque – sono i figli, di cui percepiscono le maggiori incertezze rispetto alla propria vicenda. Le scelte di portafoglio degli italiani restano improntate alla prudenza: in un contesto in cui la metà dei risparmiatori considera più difficile investire oggi (il 47,3%), l’obbligazione detiene il ruolo prìncipe del portafoglio; con la sicurezza obiettivo prioritario per il 53% del totale, mentre solo il 7% vuole incrementare il capitale nel medio e lungo termine. Tra le fonti di informazione si registra una crescita di interesse rilevante della stampa, passata in un anno dal 22,6% al 27,4%, più del web, salito dal 129,6 al 23%.
L’indagine registra, dunque, il tentativo del sistema economico e finanziario di procedere a un giro di boa: «Non dobbiamo avere nostalgia per il passato. La crescita degli anni 70 era crescita drogata, che ha prodotto tra l’altro il debito pubblico attuale – ha detto Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo –. Ci troviamo in presenza di uno snodo doloroso: bisogna spiegare perché è necessario fare sacrifici». «Occorre rigore e fiducia – ha detto Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo –, ma anche prospettiva: occorre guardare al medio e lungo termine, aiutare i figli non deve essere un’ossessione ma una pianificazione. Da realizzare diffondendo l’educazione finanziaria soprattutto tra i giovani».

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