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Crolla il deficit commerciale Usa

L’economia americana si avvantaggia di un’impennata nella produzione domestica di energia e della ritrovata competitività sui mercati internazionali, una combinazione testimoniata da un brusco calo del disavanzo commerciale a novembre e da nuovi pronostici di accelerazione del prodotto interno lordo nel quarto trimestre del 2013 che sono di buon auspicio anche per il nuovo anno.
Il deficit dell’interscambio a novembre è scivolato a 34,25 miliardi di dollari, il livelo più basso dall’ottobre del 2009, rispetto ai 39,33 miliardi del mese immediatamente precedente e ai 40 miliardi ipotizzati dagli analisti. L’export, sorretto dalla ritrovata forza del settore manifatturiero, è lievitato dello 0,9% a 194,86 miliardi mettendo a segno un nuovo record. Rispetto a un anno fa le esportazioni sono aumentate del 5,2% trainate da vendite in Cina come in Messico e Canada. L’import, frenato da un calo nella domanda di petrolio dall’estero, è nel frattempo diminuito dell’1,4% a 229,11 miliardi tra ottobre e novembre rispecchiando il boom del gas e petrolio di scisto (shale gas e oil) e il conseguente meno oneroso conto dei barili in arrivo da oltre confine.
I nuovi dati hanno ispirato revisioni della crescita economica all’insegna dell’ottimismo. Barclays ha raddoppiato il suo pronostico per l’ultimo trimestre: un’espansione al passo del 3% anzichè dell’1,5 per cento. Grazie a “salutari guadagni” dell’export come anche a consumi, i due terzi del Pil, che seppur men che brillanti potrebbero essere aumentati del 3,8 per cento. Morgan Stanley scommette su un’espansione ancora più robusta, al 3,3%, rispetto a precedenti stime del 2,4 per cento. E Deutsche Bank la fa lievitare fino al 4% rispetto a previsioni già rialzate di recente al 3,8 per cento.
Nel terzo trimestre la crescita è già stata del 4,1%, soprendendo tutti, ma il timore era finora quello di un significativo rallentamento successivo. Invece l’economia americana appare pronta a ingranare una marcia più veloce, dopo le recenti e modeste medie annuali del 2%, che potrebbe proseguire se non ci saranno shock anche nel nuovo anno: «Una crescita globale migliore nel 2014 può sostenere il Pil statunitense», hanno indicato gli analisti di RBS. E Deutsche Bank ha precisato di essere incline a rivedere al rialzo le stime del Pil statunitense per l’anno appena iniziato oggi al 3,4 per cento.
Sull’economia, tuttavia, gravano tuttora non poche incognite. La crescita dovrà fare i conti con il tapering, la riduzione degli aiuti straordinari da parte di una Federal Reserve che da fine gennaio conoscerà anche una difficile transizione al vertice, da Ben Bernanke a Janet Yellen, confermata lunedì sera da un voto del Senato di 56 a favore e 26 contrari. La capacità di garantire leadership, equilibrio nel ritiro degli stimoli e gestione accorta di tensioni politiche che in un anno di elezioni del Congresso la esporranno a critiche, saranno cruciali per l’avvio del suo mandato e per l’economia. Soprattutto la disoccupazione resta al momento troppo elevata, al 7%, e pone sfide irrisolte. Sempre il Senato ha votato ieri a favore di un’estensione dei sussidi per chi è senza lavoro da oltre sei mesi, scaduti a fine anno per 1,3 milioni di americani che diventeranno cinque milioni nel 2014. Resta però da vedere se la Camera a maggioranza repubblicana deciderà a sua volta di approvare la misura cara ai democratici e al presidente Barack Obama, che costa 25 miliardi per un anno.

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