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Criteri troppo rigidi per il Concorso Sud Il 65% non si presenta

Doveva essere la prova generale per i contratti del Pnrr. Falsa partenza, invece, per il Concorso Sud: 2.800 assunzioni per 36 mesi di tecnici altamente qualificati nelle Regioni del Mezzogiorno, per la gestione dei fondi di coesione territoriale. Dopo le selezioni preliminari per titoli non si è presentato alla prova scritta in media il 65% dei candidati ammessi. E così il Dipartimento della Funzione Pubblica ha deciso di riaprire le prove a partire dal 22 giugno, e stavolta a tutti i candidati esclusi, circa 70 mila, quasi dieci volte la ristretta rosa degli 8.582 ammessi in prima battuta.Il numero degli ammessi era stato calcolato moltiplicando per tre i posti messi a concorso, e aggiungendo gli ex aequo. Sulla carta un numero sufficiente, ma nella realtà il ministero della Pa si è reso conto che il numero dei vincitori sarebbe stato inferiore a quello dei posti messi a concorso, e così si è affrettato a programmare una seconda prova scritta, includendo stavolta la stragrande maggioranza degli 81 mila che si erano presentati. La decisione della Funzione Pubblica riporta in campo le critiche sui criteri di preselezione per la compilazione delle graduatorie: era prevista l’assegnazione di un massimo di 10 punti, di cui 4 per i titoli di studio e 6 per i titoli professionali, una modalità che hanno contestato addetti ai lavori, organizzazioni studentesche e sindacati – svantaggia soprattutto i giovani. «Molti neolaureati non si sono neanche presentati, perché temevano che, dato che con una laurea, anche con 110 e lode, e un’abilitazione, al massimo si sarebbe arrivati a un punteggio di 1,60, non valeva la pena neanche di provarci. Adesso di fatto la graduatoria non vale più, tutti ammessi, nessuna preselezione – contesta Marco Carlomagno, segretario Flp-Funzione pubblica – ma in molti, se lo avessero saputo, si sarebbero presentati anche con la sola laurea. Bisognerebbe a questo punto riaprire i termini di presentazione delle domande». «Il concetto di alta specializzazione tecnica vale se i candidati che passano bastano a coprire i posti, altrimenti vale la regola “todos caballeros”. Questo emerge dal Concorso Sud», twitta Marta, profilo Twitter che si riconosce nell’hashtag #ugualiallapartenza, lanciato alcuni mesi fa per chiedere che nella riforma dei concorsi pubbici venisse dato un peso maggiore ai titoli di studio e non a quelli professionali, per favorire il ricambio generazionale nella Pa. «Ministro ci spieghi. Adesso che le “migliori menti italiane” non hanno passato la prova scritta gli esclusi sono improvvisamente idonei a ricoprire il ruolo di ‘tecnici’? Eppure bastava ascoltarci per evitare questa pessima figura», twitta Riccardo De Santis. «I giovani di #ugualiallapartenza avevano ragione», twitta Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. «Per un eccesso di zelo il ministro Brunetta alla fine si è accorto che c’era molta meno gente da ingaggiare di quella su cui contava. – osserva Florindo Oliverio, segretario nazionale Fp Cgil – Si è rivelato un errore mettere in discussione l’universalità dell’accesso ai concorsi pubblici. Semmai bisognerebbe poi permettere ai giovani, una volta assunti, di specializzarsi offrendo loro corsi di formazione ».

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