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Crisi, un ventaglio di soluzioni

Con l’introduzione della composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa (Cnc) (art. 2 dl 24 agosto 2021) potrebbe essere tutta un’altra musica trovare accordi con i creditori e raggiungere l’omologazione delle proposte di ristrutturazione dei debiti. Il negoziatore della crisi è un esperto che è chiamato ad aiutare l’imprenditore e i suoi consulenti a trovare con i creditori l’accordo più idoneo a salvaguardare il mantenimento in vita dell’impresa e la sua continuità. Non è, quindi, corretto pensare che con la Cnc non avrà più ruolo attivo l’advisor che predispone il piano di ristrutturazione.PUBBLICITÀ

Cosa fa l’esperto. È errato pensare che il «pianista», ovvero colui che redige il piano di rilancio, venga sostituto dal «compositore». L’art. 5 del dl 118/21 stabilisce, al comma 5, che l’esperto (il compositore) convochi senza indugio l’imprenditore per valutare l’esistenza di una concreta prospettiva di risanamento. Il negoziatore ha un ruolo di mediatore e di valutatore delle scelte del debitore. È in sostanza un po’ il «giudice» della ristrutturazione dell’impresa e un po’ un amico del debitore e dei creditori che deve risolverne i conflitti e metterli d’accordo, rappresentando i vantaggi che la Cnc permette a tutti gli interessati. Nella veste di esperto deve assumere informazioni dall’imprenditore e dall’organo di controllo e dal revisore legale, in carica. Sempre il comma 5 dell’art. 5 prevede che davanti al negoziatore l’imprenditore partecipi personalmente e può farsi assistere da consulenti. È chiaro che il debitore, come avviene nel sovraindebitamento ex L. 3/2012, non ha nell’esperto un nuovo consulente, bensì ha al suo fianco un soggetto che deve svolgere le funzioni ex art. 2, comma 2 dl 118/21, ovvero agevolare le trattative tra l’imprenditore, i creditori e altri soggetti interessati, al fine di individuare una soluzione per il superamento delle condizioni di cui al comma 1 dell’art. 2, anche mediante il trasferimento dell’azienda o di rami di essa. Solo quando l’imprenditore commerciale o agricolo in crisi è un soggetto non fallibile, ovvero sotto soglia o anche definito soggetto minore, secondo il Codice della crisi d’impresa (dlgs 14/2019), ai sensi dell’art. 17 dl 118/21, l’esperto può svolgere le funzioni del gestore della crisi se all’esito delle trattative non è possibile raggiungere l’accordo e se richiesto dell’imprenditore, così trasformandosi nel gestore del sovrandebitamento ex L. 3/2012.

Il negoziatore non è un consulente. Il fatto che l’esperto della Cnc non sia il consulente del debitore lo si comprende leggendo il terzo periodo del comma 5 dell’art. 5 che precisa che l’esperto, se ritiene che le prospettive di risanamento, che in quel momento di avvio della Cnc possono essere indicate dal solo debitore e dai sui consulenti, sono concrete, allora incontra le altre parti interessate al processo di risanamento e inizia a svolgere il suo ruolo di negoziatore, prospettando le possibili strategie di intervento e fissando i successivi incontri con cadenza periodica ravvicinata. Se non ravvisa concrete prospettive di risanamento, all’esito della convocazione o in un momento successivo, ne dà notizia all’imprenditore e al segretario generale della Cciaa che dispone l’archiviazione dell’istanza di composizione negoziata. La negoziazione assistita vede l’esperto prima tentare di valutare la situazione dell’impresa e portare il debitore a proporre soluzioni che lo stesso ritiene plausibili e idonee al superamento della crisi e, infine, vede lo stesso diventare un negoziatore per l’accordo con i creditori.

Il consulente serve. Non è corretto pensare che l’esperto sia il vero compositore del piano, perché il piano resta nelle corde del debitore e dei suoi consulenti, che possono presentare lo «spartito» al negoziatore, che deve convincersi, nonché convincere i creditori e tutti gli interessati a definire gli accordi, secondo strumenti giuridici compatibili all’ordinamento. L’art. 11 del dl 118/21 prevede che quando è individuata una soluzione idonea al superamento della situazione di cui all’articolo 2, co. 1, le parti possono, alternativamente: a) concludere un contratto, con uno o più creditori, che produce gli effetti di cui all’articolo 14 se, secondo la relazione dell’esperto (art. 5, co. 8), è idoneo ad assicurare la continuità aziendale per un periodo non inferiore a due anni; b) concludere una convenzione di moratoria ai sensi dell’articolo 182-octies l.f.; c) concludere un accordo sottoscritto dall’imprenditore, dai creditori e dall’esperto che produce gli effetti del piano di risanamento attestato (art. 67, co. 3, lett. d) , l.f.), senza necessità dell’attestazione. Inoltre, l’imprenditore può, all’esito delle trattative, domandare l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex artt. 182-bis , 182-septies e 182-novies l.f. La percentuale di cui all’art. 182-septies , co. 2, lett. c) , è ridotta al 60% se il raggiungimento dell’accordo risulta dalla relazione finale dell’esperto. Sempre secondo l’art. 11 dl 118/21, l’imprenditore può, in alternativa: (i) predisporre il piano attestato di risanamento; (ii) proporre la domanda di concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio ex art.18 dl 118/21; (iii) accedere comunque ad una delle procedure della l.f. o dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

La gestione dell’impresa. Con la composizione negoziata della crisi, i vantaggi sono enormi e si ampliano le chance per evitare il fallimento, con un negoziatore che assume il ruolo di esperto e giudice stragiudiziale del risanamento. Durante la composizione negoziata l’imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa (art. 9, co. 1 dl 118/21) e solo quando sussiste la probabilità di insolvenza l’imprenditore deve gestire l’impresa in modo da evitare pregiudizio alla sostenibilità economico-finanziaria dell’attività, dovendo l’esperto valutare quali sono gli atti che pregiudicano gli interessi dei creditori e iscrivere il suo dissenso al registro imprese quando il debitore li compie ugualmente. I benefici dati dalla possibilità di ottenere misure cautelari e protettive, un po’ come avviene nel concordato preventivo, ma senza gli effetti negativi del concordato preventivo, fanno propendere per una evidente soluzione pro impresa e pro imprenditore, che dovrà essere contemperata da necessarie attenzioni che possono essere rimesse ad un soggetto terzo designato dal tribunale nelle ipotesi ex art. 7, comma 4, nominato quale ausiliario ai sensi dell’art. 68 c.p.c. La Cnc ha una durata assai ampia, giacché si deve concludere entro 180 giorni dall’accettazione dell’esperto e può proseguire su richiesta delle parti. Tuttavia le misure protettive non possono avere estensione complessiva superiore a 240 giorni. Tempo estremamente ampio, giacché dopo la Cnc il debitore ha altre possibilità per evitare, comunque, il fallimento.

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