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Crisi, professioni in pole

Per le crisi da sovraindebitamento possibile rivolgersi ai professionisti. Da subito. Avvocati, commercialisti e notai possono svolgere le funzioni degli organismi di conciliazione anche se il relativo registro non è ancora stato costituito. In tali ipotesi la legge n. 3/2012 infatti è direttamente esecutiva e prescinde dall’emanazione del decreto ministeriale attuativo. Così si è espresso il Consiglio di stato con il parere interlocutorio n. 3812/2013, relativo allo schema di dm trasmesso dal ministero della giustizia volto a definire i requisiti di iscrizione e le modalità di tenuta del registro per gli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento. La legge n. 3/2012 ha disciplinato la possibilità di sdebitarsi per i soggetti che agiscono nella sfera privata, cioè al di fuori dell’attività commerciale o della libera professione. Il meccanismo è simile all’accordo di ristrutturazione dei debiti già previsto in sede concorsuale dall’articolo 182-bis l.fall. Il soggetto in difficoltà finanziaria può proporre ai creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi, un piano di pagamenti ridotti e/o dilazionati. L’accordo si raggiunge con l’adesione di almeno il 60% dei crediti, con conseguente omologazione da parte del giudice del piano del debitore/consumatore. L’articolo 15 della legge n. 3/2012 ha previsto che possono costituire organismi per la composizione delle crisi da sovraindebitamento «enti pubblici dotati di requisiti di indipendenza e professionalità» determinati con apposito dm della giustizia. Inoltre, si stabilisce che gli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio, il segretariato sociale, gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti e dei notai sono iscritti di diritto, a semplice domanda. Una disposizione che, secondo la Sezione consultiva per gli atti normativi di palazzo Spada, configura l’iscrizione di questi ultimi come un «atto dovuto, senza necessità di qualsivoglia valutazione discrezionale da parte dell’autorità cui sono rimessi l’impianto e la gestione del registro». Ma l’articolo 15, comma 9 della medesima legge prevede che «i compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di composizione della crisi possono essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti in possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 del rd n. 267/1942» o da un notaio, nominati dal presidente del tribunale o dal giudice delegato. Pertanto «tali soggetti già direttamente individuati dal legislatore ben possono sin d’ora svolgere le incombenze proprie degli organismi di conciliazione», anche alla luce della «forte domanda sociale di attivazione degli istituti procedimentali della composizione della crisi da sovraindebitamento» dovuta al difficile momento economico. Parere momentaneamente negativo, invece, sulla bozza di dm trasmesso da via Arenula. Diverse le ragioni di diritto elencate, incluso il conflitto tra la possibilità per le p.a. di creare enti di conciliazione e il divieto imposto dalla spending review (dl n. 95/2012) di «istituire enti, agenzie e organismi comunque denominati». L’espressione del parere definitivo dei magistrati amministrativi viene sospesa, in attesa che il ministero trasmetta un nuovo schema di provvedimento.

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