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Crisi industriali Giorgetti cambia regole per i commissari

Il governo prova a mettere ordine nella giungla dei commissari straordinari delle crisi aziendali. Alitalia e Ilva, per intenderci, i casi più noti. Un “giro” di circa 150 tra avvocati, commercia-listi, professori universitari e, molto di rado, manager: sempre gli stessi nomi che si dividono la gestione di un centinaio di imprese in amministrazione straordinaria, spesso svolgendo più incarichi contemporaneamente. La loro missione è quella di salvare aziende, posti di lavoro, ripagare debiti, ma non sempre le cose vanno così e ci si ritrova con gestioni commissariali lunghe decenni senza realistiche prospettive di soluzione. Mentre debiti, disoccupazione e parcelle continuano a correre.
Una direttiva del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, cambia le regole di ingaggio di questa attività con l’obiettivo di scardinare le logiche di potere e “amicali” che hanno fin qui governato la materia. Innanzitutto il criterio di scelta dei commissari: nominati discrezionalmente dal Mise sino al 2016; successivamente selezionati con un bando pubblico, il vaglio di una commissione e scelti dal ministero; dal 2018 sorteggiati ma con eventuale nomina diretta a discrezione del ministro. Dopo la direttiva di Giorgetti, sarà una commissione nominata dal ministro e coordinata da un magistrato a selezionare i commissari in un «elenco di professionisti aggiornato annualmente con avviso pubblico».
La commissione, che ha durata biennale, applicherà «il criterio della rotazione, in base al quale al medesimo soggetto non potranno essere conferiti più incarichi contestuali ». Anche Giorgetti si è comunque riservato la possibilità, per urgenze ed emergenze, di nominare direttamente i commissari. Per evitare il rischio di commissari a tempo indeterminato, la nomina sarà «limitata, per le procedure che adottano il programma di cessione delle aziende, al periodo di esecuzione della procedura, nel presupposto che nella fase propriamente concorsuale possa essere più opportuno preporre professionalità specificamente orientate alle finalità liquidatorie».
La composizione sarà prevalentemente monocratica, perchè si ricorrerà al collegio di tre commissari solo per aziende «con fatturato annuo superiore a 800 milioni, pluralità di siti produttivi o significative criticità occupazionali, operative e nelle relazioni industriali ». Nessun intervento invece, nella direttiva, in materia di compensi. Le parcelle dei commissari vengono calcolate sul valore del passivo e dell’attivo aziendale. Per le procedure iniziate dopo il 2016 è stata introdotta una riduzione del 20% rispetto ai compensi precedenti, e un sistema di premi o penalità in relazione ai tempi di chiusura della procedura stessa. In sostanza, più tempo viene impiegato meno si viene retribuiti.
Secondo recenti stime del Mise, il compenso medio per il commissario di una “grande” procedura è sceso da 5,48 a 3,2-2,4 milioni; per una “media” procedura, da 1,5 a 1,3; per una “piccola”, da 580 mila a 538-360 mila euro. Cifre ovviamente da dividere se i commissari sono tre. Oltre alle proced ure concorsuali previste dalla Legge Fallimentare per le imprese in crisi, la normativa italiana ha introdotto nel 1999 la legge Prodi-bis con la procedura di amministrazione straordinaria per aziende con almeno 200 dipendenti e nel 2003 la Legge Marzano con l’amministrazione straordinaria modificata ed allargata alle imprese con almeno 500 dipendenti. Una giungla, appunto.
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