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Crisi industriali, in campo anche le politiche attive

ROMA
Gestire le crisi industriali attraverso il ricorso ad un mix di ammortizzatori sociali e politiche attive con il coinvolgimento della neonata Anpal. Agendo non più, dunque, con la proroga di cassa integrazione ma con interventi coordinati di sostegno al reddito, anticipando l’assegno di ricollocazione anche in deroga al termine dei quattro mesi.
L’ipotesi è stata avanzata ieri al tavolo con i vertici di Cgil, Cisl e Uil che si è svolto al ministero del Lavoro, alla presenza del ministro Giuliano Poletti, del sottosegretario ala presidenza del consiglio Tommaso Nannicini, del presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro Maurizio Del Conte e del consigliere economico di Palazzo Chigi Marco Leonardi.
«Abbiamo stabilito delle priorità – ha commentato il ministro Poletti – ora stiamo costruendo un calendario, tutti insieme, per una valutazione sul merito». Per tutto il mese di luglio, in una serie di tavoli tecnici, verranno approfonditi tutti i dossier sul tavolo. Anche per Nannicini si è fatta «un’utile panoramica generale di ricognizione sui problemi per individuare posizioni e obiettivi», in vista della legge di bilancio.
Al centro della riflessione le aree di crisi industriale complessa (da Termini Imerese a Livorno, da Piombino a Taranto) ma anche le centinaia di situazioni di grave difficoltà che interessano le imprese sul territorio. In questi casi spesso gli ammortizzatori sociali sono esauriti o stanno per esaurirsi, e magari c’è un’azienda pronta a subentrare, ma nel frattempo i lavoratori rischiano di trovarsi senza alcuna protezione economica. Per gestire queste fasi di transizione i sindacati hanno chiesto più flessibilità sulla durata degli ammortizzatori, e il governo ha mostrato disponibilità ad accogliere questa richiesta, purché sia legata ad uno specifico percorso di attivazione da parte del lavoratore che potrebbe beneficiare di forme di sostegno al reddito condizionate alla frequenza di corsi di formazione o alla riqualificazione professionale. Il Jobs act ha introdotto l’assegno di ricollocazione per i disoccupati da più di 4 mesi, ma si sta valutando di derogare da questo limite in alcune situazioni. «Si registra un clima positivo – ha commentato Del Conte – e una convergenza di visioni sulla necessità di mettere insieme politiche passive e attive per iniziare a sperimentare nuove forme di sostegno a partire dalle situazioni più urgenti». Per Leonardi «l’obiettivo è cambiare gli strumenti di gestione delle crisi aziendali».
Al tavolo si è parlato anche della nuova indennità di disoccupazione- la Naspi – per gli stagionali: la durata delle prestazioni è pari a metà dei mesi lavorati. In base alle nuove regole, uno stagionale che ha lavorato 6 mesi può percepire, nello stesso anno, un’indennità di 3 mesi (in precedenza erano 6 mesi). Alla richiesta dei sindacati di allungare la copertura, il governo ha risposto ipotizzando un intervento graduale, per problemi di copertura: dall’attuale 50% si potrebbe passare al 66%, secondo le ipotesi che circolano. Si è parlato anche di potenziare il personale dei centri per l’impiego, con mille assunzioni a tempo determinato. «Bene i nuovi, purché siano aggiuntivi e vengano confermati i 2.500 contratti a termine già utilizzati», ha fatto notare Guglielmo Loy (Uil). Ai sindacati che chiedevano di modificare le novità sui voucher nell’agricoltura, il governo ha risposto difendendo le scelte compiute e confermando che un eventuale nuovo intervento è legato all’esito del monitoraggio.
Il fattore tempo preoccupa i sindacati che premono per avere dal governo indicazioni più precise sulle risorse finanziarie disponibili. «Purtroppo siamo ancora ai titoli – ha commentato la leader della Cgil, Susanna Camusso – la discussione va a rilento. Serve invece capire rapidamente se il confronto va sul merito, definendo soluzioni e risposte, o se invece proseguiamo a fare le agende: una cosa che abbiamo già fatto». Dello stesso avviso il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo: «Tutti i dossier devono essere approfonditi subito – ha detto-, c’è poi il tema del costo del lavoro. Noi chiediamo una riduzione strutturale delle tasse sul lavoro, per le imprese e per i lavoratori. Ho chiesto che nella seconda metà di luglio ci sia un confronto per poter dare una prima valutazione di merito».
Gigi Petteni (Cisl) incalza il governo: «Abbiamo chiesto di passare da generiche disponibilità ad azioni concrete – spiega -. Va benissimo far interagire politiche attive e passive, ma il ministro Poletti ci deve anche spiegare quanto vale l’assegno di ricollocazione e quando sarà disponibile nel concreto».

Giorgio Pogliotti

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