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Crisi, incertezze sul concordato

Il dl 125/2020 ha anticipato l’entrata in vigore delle disposizioni relative alla transazione fiscale e contributiva contenute nell’art. 48, comma 5 del nuovo Codice della crisi di impresa attraverso la modifica degli artt. 180, comma 4, e 182-bis, comma 4 rd 267/42.

Il comma quarto dell’art. 180 legge fallimentare attribuisce al tribunale il potere di omologare il concordato preventivo anche in «mancanza di voto» da parte dell’Af o degli enti previdenziali e assistenziali quando l’adesione da parte dei predetti enti è determinante ai fini del raggiungimento delle maggioranze di cui all’art.177 lf e quando, sulla base delle risultanze della relazione dell’attestatore, la proposta di soddisfacimento del fisco e/o degli enti previdenziali è più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria (c.d. cram down).

Il comma quarto dell’art. 182-bis lf riconosce al tribunale la possibilità di omologare l’accordo di ristrutturazione dei debiti (ard) in «mancanza di adesione» dell’Erario e degli enti di previdenza obbligatoria quando l’adesione sia decisiva ai fini del raggiungimento della percentuale del 60% dei creditori aderenti.

In tema di sovraindebitamento, l’art. 4-ter della legge 176/2020 ha introdotto il comma 3-quater all’art. 12, legge 3/2012 secondo cui «il tribunale omologa l’accordo di composizione della crisi anche in mancanza di adesione da parte dell’amministrazione finanziaria quando l’adesione è decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di cui all’articolo 11, comma 2, e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione dell’organismo di composizione della crisi, la proposta di soddisfacimento della predetta amministrazione è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria».

In merito alla gestione delle proposte di transazione fiscale l’Ade (circ. n. 34/E) ha previsto che l’ufficio possa disattendere le proposte di transazione fiscale «allorquando le ritenga manifestamente non attendibili ovvero non sostenibili» alla luce del contesto economico e competitivo di riferimento e della situazione economico-patrimoniale dell’impresa.

Circa la manifestazione del voto «l’eventuale diniego da parte dell’Ufficio dovrà necessariamente essere corredato da una puntuale motivazione, idonea a confutare analiticamente, in base ad elementi chiari, oggettivi e verificabili, le argomentazioni e le conclusioni compendiati nel piano e nella relazione – ritenuti non attendibili»; qualora tale vincolo venga disatteso senza una plausibile e congrua motivazione si determinerebbe un eccesso di potere tale da rendere il provvedimento annullabile.

In presenza di diniego immotivatamente espresso, il Tribunale potrà disapplicare l’atto stesso, equiparando il voto contrario privo di motivazione, alla mancanza di voto; in tal modo la norma trova una piena applicazione e contrasta le «ingiustificate resistenze alle soluzioni concordate» da parte dell’AF e degli Enti garantendo il principio di buon andamento ed efficienza dell’attività della p.a. (art. 97 Cost.).

La differenza del tenore letterale delle espressioni «mancanza di voto» per il concordato preventivo e «mancanza di adesione» per gli accordi di ristrutturazione dei debiti ha determinato diverse soluzioni interpretative.

La prima, restrittiva, si basa sul potere/dovere del Tribunale di intervenire in via sostitutiva/suppletiva solo nel caso in cui l’Erario e gli enti previdenziali non si pronuncino sulla proposta formulata dal debitore/contribuente (in tal senso il tribunale di Bari 18.01.2021, il tribunale di Rovigo 12.02.2021 e il Tribunale di Pisa 19.02.2021).

La seconda interpretazione, estensiva, ricomprende, quale presupposto per l’omologa, non solo il silenzio ma anche il diniego espresso (tribunale di La Spezia 14.01.2021, tribunale di Forlì 15.03.2021, tribunale di Napoli 09.04.2021).

Oltre a tale incertezza interpretativa, il dl 125/2020 non ha apportato modifiche all’art. 128 legge fallimentare e, quindi, non ha esplicitamente previsto un’analoga disciplina per la procedura di concordato fallimentare.

Il provvedimento del tribunale di Teramo (19.04.2021) risolve tale problematica affermando che le disposizioni sul cram down dettate in materia di concordato preventivo debbano trovare applicazione per analogia nel concordato fallimentare e, in ossequio all’interpretazione estensiva, debbano essere applicate sia nell’ipotesi di inerzia che in caso di diniego espresso dell’erario.

Pertanto, l’attribuzione al tribunale del potere di omologare gli accordi di ristrutturazione o il concordato anche in mancanza di adesione da parte dell’Af, ma previa verifica della convenienza della proposta per quest’ultima, «sembra realizzare un ragionevole equilibrio tra le esigenze di tutela dell’amministrazione e le esigenze di tutela degli altri interessi rilevanti», anche alla luce dei principi contenuti nella Direttiva europea 1023/2019.

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