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Crisi in Portogallo, interviene l’Europa

di Ivo Caizzi

BRUXELLES— Il Portogallo preoccupa l’Europa perché ora può davvero diventare il terzo Paese della zona euro a dover chiedere aiuti finanziari, dopo la Grecia e l’Irlanda. A tarda sera il Parlamento di Lisbona ha bocciato il piano di austerità del governo minoritario del premier socialista José Socrates, che era stato concordato con Bruxelles per evitare il ricorso al fondo salva Stati dei 17 membri dell’Eurozona. Subito dopo Socrates si è dimesso. Ma già dal mattino l’aspettativa della crisi politica aveva consentito alla speculazione di far salire i tassi sul debito portoghese. Il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo, in programma oggi e domani a Bruxelles, dovrà definire la sua strategia anti-crisi considerando il tracollo del governo di Lisbona. I cinque partiti di opposizione (di sinistra e destra) hanno bocciato compatti il piano di austerità di Socrates, che intendeva rassicurare i mercati sulla capacità di onorare i debiti con forti tagli della spesa pubblica. I tassi dei titoli di Stato del Portogallo, che ieri salivano intorno al 7,6%a 10 anni (con punte record sopra l’ 8%a 5 anni), rischiano di rendere insostenibile il rifinanziamento del debito portoghese senza l’intervento del fondo salva-Stati dell’Eurozona. Nel vertice Ue le difficoltà di Lisbona potrebbero aggravare i contrasti politici sulla strategia anti-crisi. Socrates, dopo il premier irlandese Brian Cowen, è il secondo leader travolto dall’accettazione di un piano di austerità di Bruxelles. Non a caso il nuovo premier di Dublino, Enda Kelly, chiede uno sconto sui costi dei prestiti europei senza concedere in cambio di alzare le tasse sulle società straniere. Ma anche l’Irlanda sta generando nuove tensioni in Europa per la possibile necessità di aiuti aggiuntivi al suo sistema bancario, con cui sono esposti numerosi istituti di credito soprattutto tedeschi, britannici, francesi e olandesi. Nel summit è previsto un accordo per impegnare i governi europei a ricapitalizzare le banche nazionali in difficoltà. I sindacati europei hanno indetto oggi a Bruxelles una mega-manifestazione contro i piani di austerità dei governi e per il rilancio dell’occupazione. Fonti diplomatiche prevedono lo slittamento verso il vertice Ue di giugno dell’aumento da 250 a 440 miliardi del fondo temporaneo salva Stati Efsf, che dovrebbe essere sostituito nel 2013 da quello stabile Esm con capitale di 700 miliardi. La Finlandia, che ha le elezioni in arrivo, chiede il rinvio per allentare le proteste delle componenti euroscettiche contro questo esborso. Per motivi simili la cancelliera tedesca Angela Merkel ha rimesso in discussione l’accordo dell’Eurogruppo sul capitale da versare in contanti dal 2013. In vista di due elezioni regionali in arrivo, vorrebbe rateizzare la sua quota di circa 22 miliardi in cinque anni (invece di 11 miliardi il primo anno e il resto in altri tre). La Merkel arriva a Bruxelles dopo aver preso posizione contro l’energia nucleare e contro l’azione militare in Libia, irritando il presidente francese Nicolas Sarkozy.

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