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Crisi, freni al fisco

Il fisco prima di applicare gli studi di settore è tenuto a calarsi nella realtà economica dell’impresa in crisi. È illegittimo, infatti, l’accertamento emesso per anomalie sul bilancio aziendale quali il rilevante indebitamento rispetto all’attivo, al di là dello scostamento del reddito dichiarato dagli standard. Questa la conclusione a cui è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24327 del 14 novembre 2014, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La vicenda riguarda un concessionario che, per alcuni anni, aveva dichiarato in bilancio un debito sproporzionato rispetto ai cespiti in attivo, tale da imporre una ricostituzione del capitale sociale. L’ufficio aveva spiccato un accertamento dato, fra l’altro, che sussisteva uno scostamento dagli studi di settore. Il contribuente lo ha impugnato ma la Ctp di Sassari ha confermato l’atto impositivo. Il verdetto è poi cambiato in secondo grado, dove la Ctr ha annullato l’atto.

La Cassazione ha, però reso definitiva la decisione. In particolare, ad avviso della sezione tributaria la procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sé considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente.

Inoltre, l’esito del contraddittorio, essendo alla fine di un percorso di adeguamento della elaborazione statistica degli standard alla concreta realtà economica del contribuente, deve far parte della motivazione dell’accertamento, nella quale vanno esposte le ragioni per le quali i rilievi del destinatario dell’attività accertativa siano state disattese.

Per i Supremi giudici, quindi, la sentenza impugnata non viola la regola dell’onere della prova. La Ctr, ai fini della valutazione di applicabilità al caso concreto degli standard, ha valorizzato i dati emergenti dal bilancio della società a fine dicembre e ha concluso nel senso dell’esistenza di un grave squilibrio economico.

Per la Cassazione, quindi, i parametri non costituiscono una presunzione legale relativa, che assolverebbe in sé la motivazione dell’accertamento.

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