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Crisi e caos delle regole tagliano le multe

Se diserta anche un esercito fedele come quello delle multe, che negli anni tante soddisfazioni ha assicurato agli assessori al bilancio, significa che il quadro dei conti comunali è davvero preoccupante.
Battute a parte, la notizia è che la rassegna delle entrate raccolte dai Comuni sulla strada, che Il Sole 24 Ore effettua ogni anno con l’aiuto della banca dati AidaPa di Bureau van Dijk, segna per la prima volta pesanti segni meno rispetto all’anno prima. Il periodo di riferimento, fornito dagli ultimi certificati di conto consuntivo disponibili per tutti i Comuni, è il 2011: in quell’anno gli accertamenti, cioè le sanzioni che i sindaci iscrivono nel bilancio consuntivo, si sono attestate a 1,47 miliardi, cioè il 6,5% in meno rispetto all’anno precedente. Ma ancora peggio sono andate le riscossioni, vale a dire gli incassi effettivi. Quelle complessive si sono fermate a 1,19 miliardi, con una flessione del 7,5% rispetto a 12 mesi prima, e quelle «in conto residui», che riguardano i verbali di anni precedenti non ancora finiti in cassa, non hanno superato i 255 milioni: una miseria, pari al 20,4% in meno di quanto raccolto nei dodici mesi precedenti.
I dati dei consuntivi scontano sempre un certo “invecchiamento”, ma altri due numeri sono sufficienti a confermare che la tendenza è proseguita anche negli ultimi mesi. Per pescarli bisogna rivolgersi alla banca dati del ministero dell’Economia, che monitora in tempo reale gli incassi delle amministrazioni pubbliche, e mostra che nei primi sei mesi del 2013 le riscossioni da «sanzioni e ammende» sono crollate di un altro 25 per cento.
È «finita la pacchia», come sicuramente penseranno molti automobilisti e le associazioni che in questi anni hanno combattuto contro una certa bulimia da multe registrata in tanti Comuni? Pare di sì, se in capoluoghi come Nuoro, Brindisi, Teramo o Salerno gli accertamenti si sono più che dimezzati in un anno, se anche la «regina delle multe», Rovigo, piazza in tabella un -12,6% e solo Firenze, tra le città tradizionalmente primatiste, mantiene i livelli dell’anno prima. Tra le altre grandi, Roma e Napoli sono ancora in crescita (ma nel capoluogo campano la riscossione nell’anno si ferma al 23%, e nel bilancio ci sono ancora quasi 200 milioni di «crediti dubbi» per le vecchie sanzioni mai incassate), mentre Milano frena del 7,9 per cento.
La questione, però, va ben al di là di un “rinsavimento” da parte delle amministrazioni locali che in effetti negli anni passati hanno in alcuni casi fatto un affidamento eccessivo sulle multe per quadrare bilanci che non tornavano. Prima di tutto, come accennato le riscossioni effettive frenano più degli accertamenti, a indicare il fatto che anche se i verbali diminuiscono, cresce la quota di quelli che non arrivano alla cassa.
Un fenomeno di questo tipo è senza dubbio favorito dal caos continuo che domina sulla riscossione locale, e che proprio a metà 2011 ha vissuto il proprio punto di svolta con il «decreto sviluppo» di maggio che sanciva l’uscita di Equitalia dal ramo dei tributi locali. Due anni abbondanti sono passati, l’addio dell’agente nazionale della riscossione non c’è ancora stato ma la pioggia di proroghe, gli inciampi normativi e l’assenza di prospettive del settore non hanno certo fatto bene alla macchina della riscossione. Giusto poche settimane fa l’ultimo rinvio, inserito in Parlamento nel decreto «sblocca-debiti» per tenere in piedi il rapporto fra Equitalia e Comuni fino al 31 dicembre, si era “dimenticato” delle multe occupandosi solo dei «tributi», imponendo una correzione in corsa nell’ennesimo pacchetto sviluppo. A non essere stato davvero corretto, però, è un altro ostacolo alla riscossione innalzato nel 2011, con la norma che ha di fatto bloccato le azioni esecutive per i debiti sotto i 2mila euro: doveva alleviare la tensione fra contribuenti ed Erario, ma ha colpito soprattutto le casse comunali e in particolare le multe, perché per arrivare a 2mila euro occorrono più di 50 divieti di sosta medi, oppure 12 verbali lasciati invecchiare per anni facendo lievitare sanzioni e interessi. L’ultima legge di stabilità è intervenuta sul problema, ma continua a prevedere un intervallo di almeno sei mesi fra l’invio di una «comunicazione dettagliata sul debito» e l’avvio dell’eventuale azione esecutiva.
L’altro colpo alle multe è dato dalla crisi economica, che oltre ad aumentare il tasso di morosità in tutti i settori ha cambiato le scelte di spostamento degli italiani. Secondo l’ultimo rapporto Isfort-Hermes presentato da Asstra, l’associazione delle aziende di trasporto pubblico, fra 2008 e 2012 la mobilità è diminuita del 23,9%, ed è aumentata la quota di persone che scelgono i mezzi pubblici perché più economici: e chi si sposta in treno o in autobus non prende multe.

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