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Crisi, Draghi alza il tiro “Acquisti di bond sovrani se l’economia peggiorerà”

La Bce è pronta ad acquistare titoli di stato, se necessario. Il presidente Mario Draghi inserisce questo atteso e controverso provvedimento tra le cosiddette «misure non convenzionali» indispensabili per fronteggiare il peggioramento economico di Eurolandia. E subito le Borse festeggiano: Milano chiude con un rialzo dell’1,3%; lo spread scende a quota 150.
Davanti al Parlamento europeo Draghi sostiene che la ripresa è «messa a rischio» dall’austerity, dalla disoccupazione alta e dalle scarse riforme. Ma soprattutto tocca un punto sensibile, sollevato da un europarlamentare del Movimento 5 stelle: l’Eurotower può rendere possibile un’uscita dall’euro, oggi non prevista dai Trattati? «La Bce non ha alcun potere legislativo per obbligare i Paesi membri a stare nell’euro o a lasciarlo», è la risposta.
E comunque: «L’euro è irreversibile e la Bce farà tutto quel che serve, nell’ambito del suo mandato, per preservarlo».
Nell’analisi di Francoforte la crisi della zona euro resta seria. «La crescita si è indebolita durante l’estate, le recenti stime sono state riviste al ribasso», ricorda. La ripresa è ancora «a rischio» per via dei troppi disoccupati, della capacità produttiva inutilizzata e «dei necessari aggiustamenti di bilancio». Tra i fattori negativi Draghi include anche i «rischi geopolitici che minano la fiducia» e «i progressi insufficienti nelle riforme strutturali». Di nuovo ribadisce che la politica monetaria da sola non basta a risollevare Eurolandia: occorre che i governi si diano da fare sulle riforme che sono «difficili perché cambiano l’organizzazione della società abituata a funzionare in modo differente» ma assolutamente necessarie. Draghi rinnova il suo appello ai diversi leader: devono accordarsi «con urgenza su impegni a breve termine sulle riforme, su una strategia per gli investimenti e su una visione a lungo termine per condividere sovranità». Il 2015 deve essere l’anno in cui governi e istituzioni adottano una strategia comune per tornare a crescere.
Non tutto è buio, comunque. Tanto per cominciare la Bce continua a prevedere «una moderata ripresa nel 2015 e 2016». Come pure un «graduale miglioramento» del mercato del credito. In più si cominciano a vedere «effetti tangibili» delle misure fin qui approntate. «Dall’inizio di giugno i tassi sul mercato monetario hanno mostrato un forte declino. Ci serve però più tempo per vederli materializzare pienamente». «Siamo ancora in una situazione dove la nostra politica monetaria accomodante non raggiunge in modo sufficiente» l’economia reale, ammette. Dice no ad una nuova ristrutturazione del debito greco. Sul rischio deflazione assicura che l’istituto continua a tenere sotto controllo l’andamento dell’inflazione e «se le aspettative a medio termine dovessero peggiorare», o se gli effetti delle misure tardassero, è pronta ad agire. Il modello è quello della Fed. Ricorda: il board «è unanime nel suo impegno ad usare strumenti non convenzionali aggiuntivi tra cui l’acquisto di titoli di Stato».
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