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Crisi d’impresa, liti fiscali a due vie

Nella “nuova” transazione fiscale, il contenzioso si sdoppia. A Telefisco 2018 le Entrate hanno affermato che, nell’ambito del concordato preventivo, le liti tributarie proseguono anche dopo l’omologazione della procedura, mentre negli accordi di ristrutturazione si verifica una cessata materia del contendere.
Pagamento crediti erariali
L’articolo 182-ter della legge fallimentare, che regola la cosiddetta transazione fiscale, è stato completamente riscritto dalla legge 232/2016 con decorrenza dal 1° gennaio 2017. La novità principale è costituita dalla possibilità di falcidia anche dei crediti per Iva e ritenute operate e non versate.
Il percorso da seguire per ottenere lo stralcio e/o la dilazione è differente per concordato preventivo e accordo di ristrutturazione omologato. Ferma restando la necessità di applicare le regole contenute nel nuovo articolo 182-ter, nel concordato, una volta ottenute le maggioranze dell’articolo 177 della legge fallimentare, la procedura verrà approvata e sarà omologabile anche con voto contrario del fisco. Negli accordi di ristrutturazione, invece, l’erario, come ogni altro creditore aderente, dovrà dare il proprio assenso. Diversamente, il credito dovrà essere pagato integralmente (creditori estranei) entro 120 giorni a norma dell’articolo 182-bis. La transazione conclusa nell’accordo di ristrutturazione è comunque risolta di diritto se il debitore non paga quanto definito entro 90 giorni dalla scadenza prevista.
Contenziosi pendenti
La legge 232/2016 ha eliminato dall’articolo 182-ter la disposizione (vecchio comma 5) secondo cui la chiusura del concordato determina la cessazione della materia del contendere nelle liti aventi ad oggetto i tributi transati. L’interrogativo, sottoposto all’Agenzia a Telefisco, è quale sia ora la sorte di tali contenziosi, in assenza di una specifica normativa, oltre che nel caso di transazione inserita in un concordato, anche nella definizione mediante accordi di ristrutturazione.
Le Entrate hanno chiarito che, a seguito della modifica, dal 2017 si aprono due strade per i contenziosi fiscali delle imprese in crisi. Nel caso di concordato preventivo, i contenziosi tributari pendenti proseguiranno fino alla definitiva conclusione del giudizio. Se il concordato verrà approvato dai creditori e omologato dal Tribunale, il trattamento del credito tributario previsto nella proposta si applicherà all’importo giudizialmente accertato e ciò indipendentemente dal voto favorevole o contrario del fisco.
Negli accordi di ristrutturazione, invece, la transazione fiscale comporterà di fatto la cessazione della materia del contendere. Se il debitore è inadempiente (decorsi oltre 90 giorni dalle scadenze previste nell’accordo), scatterà la reviviscenza del credito nell’importo originario dato che lo stralcio in un accordo di ristrutturazione non realizza un effetto novativo sull’obbligazione tributaria.
Impatto sui piani
Cosa accade ora nelle procedure? Nel concordato, come già avveniva prima della “vecchia” transazione fiscale, il piano e l’attestazione (valutando la maggiore o minore fondatezza della pretesa erariale) dovranno prevedere adeguati fondi rischi, indicando le risorse destinate al pagamento del credito che dovesse emergere a seguito dell’esito del contenzioso, eventualmente prevedendo anche per questo credito una quota degradata al chirografo in base all’articolo 182-ter. Il Tribunale potrà stabilire accantonamenti di somme (articolo 180, comma 6). Negli accordi, invece, solo in caso di mancato pagamento sorgono problem atiche effettive per il debitore.

Luca Gaiani

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