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Crisi d’impresa, arriva l’alert

Razionalizzazione della procedura di liquidazione, anticipazione e gestione dello stato di crisi in via confidenziale con una procedura di allerta, incentivi agli attuali strumenti di composizione stragiudiziale della crisi. Ieri la commissione giustizia del senato ha dato il via libera al provvedimento di riforma dei fallimenti nel testo già approvato a luglio scorso dalla camera, che ora va in aula per il sì definitivo.

Il Pd e Ap hanno convenuto di ritirare tutti gli emendamenti per dare la chance al provvedimento non solo di essere approvato ma anche di poter essere attuato dal governo con l’esercizio di tutte le deleghe entro la legislatura. Volontà perorata dal guardasigilli Andrea Orlando. Tra le norme vi è quella a tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire tramite il controllo di legalità da parte del notaio sull’adempimento dell’obbligo di stipulazione della fideiussione, nonché dell’obbligo di rilascio della polizza assicurativa indennitaria (per il cui inadempimento è prevista la nullità del contratto di acquisto dell’immobile).

Le linee guida della riforma. Promuovere la continuità aziendale. Razionalizzare e snellire le procedure. Promuovere la composizione stragiudiziale della crisi. Riordinare il sistema di privilegi e garanzie. Si propone come un intervento di sistema per superare le incertezze normative e giurisprudenziali dovute allo stratificarsi di norme.

Liquidazione giudiziale. Il governo è chiamato ad adottare un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o dello stato di insolvenza. Il modello processuale dovrà ricalcare il procedimento per la dichiarazione di fallimento attualmente disciplinato dall’art. 15 della legge fallimentare. Il procedimento dovrà caratterizzarsi per particolare celerità, anche nella fase di reclamo contro il provvedimento che dichiara la crisi o l’insolvenza. Per quanto riguarda l’autorità giudiziaria territorialmente competente il governo deve procedere all’individuazione ricorrendo alla nozione di «centro degli interessi principali del debitore». Il governo dovrà inoltre prevedere priorità per la trattazione delle proposte che assicurino la continuità aziendale, considerando la liquidazione giudiziale come extrema ratio; uniformare la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale; prevedere l’uso della Pec; ridurre i costi e la durata delle procedure concorsuali; assicurare la specializzazione dei giudici addetti alla materia concorsuale e ampliarne la competenza; istituire presso il ministero della giustizia un albo dei soggetti, costituiti anche in forma associata o societaria, destinati a svolgere, su incarico del tribunale, funzioni di gestione o di controllo nell’ambito delle procedure concorsuali, con indicazione dei requisiti di professionalità, indipendenza ed esperienza necessari per l’iscrizione; armonizzare le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con le forme di tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori; potenziare i poteri del curatore.

Procedura di allerta. Il governo disciplinerà una fase preventiva di allerta, volta ad anticipare l’emersione della crisi. È una procedura stragiudiziale e confidenziale di sostegno alle imprese ma in caso di mancata collaborazione dell’imprenditore sfocia in una dichiarazione pubblica di crisi. L’assistenza al debitore nella procedura è affidata a un apposito organismo di composizione della crisi presso ciascuna camera di commercio, formato da tre esperti; organismo, su istanza del debitore, dovrà addivenire a una soluzione concordata della crisi entro un termine congruo (prorogabile solo a determinate condizioni) ma non superiore, in ogni caso, a sei mesi; nella procedura peseranno il rispetto del piano sia in senso positivo che negativo.

Esdebitazione. L’imprenditore che sia stato soggetto alla liquidazione giudiziale potrà ottenere la liberazione dei debiti residui. La riforma prevede anche la revisione della disciplina del concordato preventivo e della crisi dei gruppi societari.

Claudia Morelli

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