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Crisi d’impresa, anticipate le note di variazione Iva

Note di variazione Iva in diminuzione anticipate al momento dell’apertura della procedura concorsuale ma solo per il futuro. Da quanto emerge dalle prime bozze del decreto Sostegni-bis (si vedano anche i servizi a pagina 2 e 3), il Governo è orientato ad accogliere la richiesta avanzata a più riprese – anche sul Sole 24 Ore – di provvedere alla modifica definitiva della disciplina Iva in tema di note di variazione, fissandone la decorrenza solo dalla successiva entrata in vigore.

Negli ultimi anni il legislatore ha cancellato e riscritto varie volte l’articolo 26 del Dpr 633/1972, facendosi guidare, in taluni casi, da esigenze di natura finanziaria di recupero di gettito piuttosto che dalla necessità di tutelare i principi e i meccanismi regolatori della materia.

Dopo vari interventi in direzioni inverse, con il varo del decreto – atteso entro la settimana in Consiglio dei ministri – la disciplina Iva sull’argomento diventerà la seguente: quando un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente all’annotazione nel registro delle vendite viene meno (o se ne riduce la base imponibile) a causa del mancato pagamento del corrispettivo da parte del cessionario/committente, il cedente/prestatore ha diritto di portare in detrazione l’Iva corrispondente alla variazione, inserendola nel registro acquisti a partire – ed in questo consiste la novità – dalla data in cui il debitore è assoggettato a procedura concorsuale. Oppure dalla data del decreto di omologa dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182-bis della legge fallimentare, o dalla data di pubblicazione nel registro delle imprese del piano attestato ex articolo 67, comma 3, lettera d), legge fallimentare.

Inoltre permane la possibilità di emettere la nota di variazione in caso di procedure individuali esecutive rimaste infruttuose.

Affinché non ci siano più dubbi sulle tempistiche, la nuova norma definisce il momento preciso a partire dal quale il creditore è legittimato a recuperare in detrazione l’Iva versata allo Stato ma di fatto non recuperata in rivalsa dal cliente inadempiente e assoggettato a procedura concorsuale. Si tratta della data:

1 della sentenza dichiarativa del fallimento;

2 del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa;

del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo;

4 del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

L’annotazione del curatore

L’altra novità prevista dalla bozza di decreto è che l’Iva non pagata dal debitore non grava sulla procedura concorsuale, nel senso che l’organo della procedura non deve procedere all’annotazione nel registro delle vendite. In altre parole, mentre il cedente/prestatore recupera l’Iva corrispondente al corrispettivo non riscosso, la procedura non ne diventa specularmente debitrice nei confronti dell’Erario, sicché è quest’ultimo a farsi carico dell’imposta non versata.

Procedure esecutive individuali

Le regole non cambiano, invece, quando il mancato pagamento del corrispettivo è collegato a una procedura esecutiva individuale.

In questa ipotesi, per poter procedere con una variazione in diminuzione dell’Iva, il creditore dovrà attendere l’infruttuosità della procedura, ossia il verbale di pignoramento da cui risulti che presso il terzo pignorato non vi sono beni/crediti da pignorare (nel caso di pignoramento presso terzi, o il verbale di pignoramento dal quale risulti la mancanza di beni da pignorare o l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore o la sua irreperibilità (nel caso di pignoramento di beni mobili), o infine qualora si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità dopo che per tre volte l’asta per la vendita del bene pignorato sia andata deserta.

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