Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Crisi di liquidità limitata

La Cassazione fa il punto su come e quando la crisi di liquidità possa escludere la punibilità per l’evasione Iva. La mancanza di denaro funge da scriminante solo quando l’imprenditore riesce a dimostrare di aver fatto davvero l’impossibile per saldare il debito con l’Erario, incluso aver messo mano al suo portafoglio.

Con la sentenza n. 10813 del 6 marzo 2014, insomma, la terza sezione penale della Suprema corte traccia un vero e proprio vademecum su come ottenere l’annullamento della condanna. La prova è difficilissima ma non impossibile. In motivazioni gli Ermellini partono infatti dalla considerazione che il reato va sempre punito in quanto è sufficiente provare il dolo generico. Ma, allo stesso tempo, pur confermando la condanna a carico dell’imprenditore ricorrente, mostrano una grande apertura verso la possibilità di usare la crisi come grimaldello per ottenere l’assoluzione.

È necessario, perché in concreto ciò si verifichi, si legge nelle interessanti motivazioni, che siano assolti gli oneri di allegazione che, per quanto attiene alla lamentata crisi di liquidità, dovranno investire non solo l’aspetto della non imputabilità a chi abbia omesso il versamento della crisi economica che ha investito l’azienda o la sua persona, ma anche la prova che tale crisi non sarebbe stata altrimenti fronteggiabile tramite il ricorso, da parte dell’imprenditore, ad idonee misure da valutarsi in concreto (non ultimo, il ricorso al credito bancario). In altri termini, il contribuente che voglia giovarsi in concreto di tale esimente, evidentemente riconducibile alla forza maggiore, dovrà dare prova che non gli sia stato altrimenti possibile reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, atte a consentirgli di recuperare la necessaria liquidità, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e a lui non imputabile.

La vicenda riguarda un imprenditore di Milano accusato di non aver versato l’Iva entro il termine. L’uomo è stato condannato da tribunale e Corte d’appello. Contro la doppia conforme ha fatto ricorso alla Cassazione sostenendo di non aver pagato l’Iva a causa della crisi economica.

La tesi non ha fatto breccia presso la Suprema corte, almeno così come è stata proposta dalla difesa, che, per ottenere l’assoluzione avrebbe dovuto dimostrare che l’imprenditore ha fatto tutto il possibile per pagare i debiti, incluso mettere mano al suo portafoglio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa