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Crisi, il Covid impone cautela

Particolari cautele per il professionista nella verifica della fattibilità dei piani di risanamento che tengano conto della particolare situazione venutasi a creare nel paese a causa della pandemia da Covid 19 e del significativo impatto sulle imprese dovuto alla contrazione economica. Più stringenti i requisiti di indipendenza del professionista e possibilità di ampliare le previsioni oltre i 5 anni. Sono alcune delle indicazioni ritraibili dal documento che il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ha posto, da ieri e per i prossimi 30 giorni, in pubblica consultazione sul sito, relativo alla versione aggiornata dei Principi di attestazione dei piani di risanamento. Le osservazioni al documento potranno essere inviate alla mail: consultazione@commercialisti.it, entro e non oltre il 12/11/2020.

Hanno partecipato alla redazione del documento: Aidea (Accademia italiana di economia aziendale), Fnc (Fondazione nazionale commercialisti), Andaf (Associazione nazionale direttori amministrativi e finanziari), Apri (Associazione professionisti risanamento imprese) e Ocri (Osservatorio crisi e risanamento imprese).

La revisione in commento è da intendersi riferita alla norma fallimentare attuale, in attesa dell’entrata in vigore (il primo settembre 2021) del codice della crisi e dell’insolvenza d’impresa che poi richiederà una più completa rivisitazione.

Fra le puntualizzazioni inserite nei nuovi principi, interessante notare che il professionista, nel preoccuparsi di valutare il rischio connesso all’accettazione dell’incarico, debba considerare oltre ai fattori connessi alla conoscenza del settore, dell’azienda, del business e «ambientali», anche i fattori legati alla reputazione del cliente e della direzione aziendale verificando se ciò possa inficiare il rischio calcolato, nonché verificare la compatibilità dei tempi richiesti per le attività da svolgere.

Inaspriti i requisiti di indipendenza dell’attestatore che vede in aggiunta alle previsioni, il non essere stato membro nei 5 anni precedenti degli organi di amministrazione o controllo dell’impresa, né aver posseduto partecipazioni in essa, tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio.

L’attestatore deve verificare che il piano descriva l’impatto specifico del risanamento derivante dalle strategie individuate dal management. Le previsioni possono fondarsi su serie storiche ma non su dati prospettici basati unicamente su ipotesi soggettive del management. Altresì da considerare l’inadeguata attendibilità delle previsioni di lungo periodo (ossia piani di durata superiore a 5 anni). Nei momenti di particolare incertezza, tuttavia, quali quelli legati all’emergenza post covid, può essere adottata l’estensione temporale oltre il quinto anno se adeguatamente motivata dal debitore e ritenta giustificata dall’attestatore.

Nel capitolo 6 dei principi, inerente la verifica della fattibilità del piano, è stato specificamente inserito un apposito paragrafo: Il giudizio di fattibilità nella situazione di emergenza post covid. Per le imprese operanti in business significativamente colpiti dalla pandemia, l’attestatore dovrà adottare speciali cautele fra cui: accertare l’autorevolezza delle previsioni di domanda, verificare che il piano consideri le limitazioni alla capacità produttiva per ragioni igienico sanitarie, valutare che lo stesso contempli anche scenari alternativi dovuti all’evoluzione della pandemia, suffragare le ipotesi del debitore con l’andamento corrente degli ordinativi e delle vendite, se il lasso temporale preso a riferimento eccede i 3-5 anni verificarne la coerenza con le previsioni, individuare gli indicatori chiave di performance che consentano di calcolare gli scostamenti rispetto al piano per l’adozione di apposite iniziative alternative o di cambiamenti di strategia finanche al ricorso di un diverso ed ulteriore strumento di composizione della crisi.

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