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«Crisi causata da chi non fece il suo dovere»

ROMA — Ad alcune misure per alleviare le sofferenze della crisi, Mario Monti dice di pensarci «per sere intere, talvolta notti», non «senza pena», ma non sa dire né prevedere se quelle stesse misure, da portare a Bruxelles, da far condividere, e non sarà facile, alla signora Merkel, vedranno luce e in che tempi.
Non è un’ammissione di impotenza, piuttosto la rivendicazione che non può far miracoli. È preoccupato e non lo nasconde, ma se la situazione «sociale ed economica dell’Italia è drammatica», aggiunge, non è al governo attuale che dovete guardare. Piuttosto bisogna rivolgere lo sguardo al passato, a governi «di legislatura» che non hanno fatto il loro dovere, al costume tipico italiano, di non lavorare con la dovuta attenzione al proprio futuro, «all’insufficiente attenzione prestata in passato alle scelte di lungo periodo per le riforme strutturali».
In sostanza: non ha voglia di essere messo sul banco degli imputati. La recessione peggiora, ha delle «conseguenze umane» di diversa natura, ma «che devono far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire».
Si dovrebbe discutere di «agenda europea» dell’Italia, del contributo che Roma si appresta a dare in sede comunitaria a favore della crescita. Si dovrebbe, perché Monti in realtà fa notizia con un discorso in parte recriminatorio, in cui traspare un allarme crescente, insieme alla voglia di respingere e rivolgere altrove le critiche che riceve.
È un convegno voluto da Palazzo Chigi, con la collaborazione della Commissione europea: accanto a Monti c’è Olli Rehn, vicepresidente della Commissione, con deleghe agli affari economici. Nelle parole del premier si avverte, in modo palpabile, la fatica di una missione che si sta scontrando in modo crescente con le statistiche del malessere sociale, di una crisi che peggiora.
Non lo dice ma sottotraccia il messaggio è evidente: non ho la bacchetta magica. Potremmo anche pagare domani mattina tutte le imprese che vantano crediti arretrati con lo Stato, rimarca, «ma nel medio periodo le conseguenze di una scelta simile finirebbero con l’aggravare le cose». «L’orizzonte di vita breve di questo governo — aggiunge — non significa che abbiamo uno sguardo rivolto al breve periodo, anzi. Tanti governi lunghi, di legislatura, in passato non hanno utilizzato questa prospettiva, non hanno sempre fatto la loro parte per rendere il Paese adatto a creare crescita e occupazione». Ed «in Italia», aggiunge subito dopo, «non si è abituati a pensare lontano».
Sono concetti che suscitano polemica: la Lega e Idv lo accusano di giocare allo scaricabarile. Le parole sulle «conseguenze umane» vengono accostate ai suicidi di questi giorni, e costringono Monti a una correzione quasi in diretta delle agenzie di stampa, mentre ascolta gli interventi di Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi e prestiti, o di Pietro Ichino, senatore del Pd.
«Ho letto con molta sorpresa di aver fatto riferimenti a suicidi, un fenomeno del quale non mi permetterei di parlare in un contesto come questo — è il testo della precisazione —. Ho parlato di conseguenze umane della crisi, non mi riferivo ai suicidi e ho parlato di governi di un largo arco di tempo, non di un governo in particolare. Mi dispiace che tutto possa essere strumentalizzato in questo modo».
Da questo momento in poi sarà più attento alla scelta delle parole, alle sfumature, ma anche la velocità con cui Palazzo Chigi reagisce al fraintendimento si fa notare: gli effetti della comunicazione di Monti vengono monitorati con maggiore velocità rispetto al recente passato.
Passa in secondo piano la lettura dei risultati elettorali. Quelli greci e francesi «spostano di poco l’agenda italiana per la Ue, ma forse la rendono più agevole». Quelli italiani «fino a notizia contraria ritengo non abbiano conseguenze sulla vita del governo e sicuramente non hanno conseguenze sugli orientamenti di merito del presidente del Consiglio sulle cose che sono da fare».
E fra le cose da fare alla fine anche l’agenda europea scivola in secondo piano: Monti rinnova l’urgenza nell’adozione di misure di realizzazione del mercato unico; per stimolare la domanda aggiunge che occorrono investimenti privati e pubblici, i secondi «anche nazionali», che magari possano essere non computati nelle regole del Fiscal compact. E contro «il rischio di strangolare le imprese», mentre «bisogna chiedere ai tedeschi se ha senso far fallire le nostre piccole e medie imprese», rinnova la richiesta di un progetto comunitario di emersione e azzeramento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione verso le imprese.

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