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«Crisi bancarie, intesa vicina»

Entro l’anno, i 28 vogliono trovare un accordo sul meccanismo di gestione delle crisi bancarie. Incontrando alcuni giornalisti europei, il commissario al mercato unico si è detto fiducioso su una prossima intesa. Michel Barnier ha anche anticipato che la proposta di riforma del settore bancario (in ballo c’è la separazione tra attività d’investimento e attività di deposito) potrebbe richiedere modifiche nei Paesi – Germania e Francia – che hanno già legiferato in materia.
«Ci sono delle tensioni, e in alcuni casi anche delle contraddizioni – ha spiegato Barnier, 62 anni – Tuttavia, continuo a lavorare all’idea di trovare un accordo tra i ministri delle Finanze dei 28 prima del Consiglio europeo di dicembre. Ho sentito da tutti i ministri che ciò è necessario e auspicabile. Lo spirito è presente. Lavoriamo su tutti gli aspetti facendo progressi. Non stiamo facendo del surplace».
La nascita di una unione bancaria sta mettendo a dura prova il rapporto tra i Paesi perché sul tavolo c’è una cessione di sovranità, la prima dalla nascita della Banca centrale europea e di una politica monetaria per tutta la zona euro. Chi chiuderà una banca in crisi? Come verrà chiusa? Chi pagherà i costi di una ristrutturazione? Alcuni Paesi – come la Germania – si sono detti preoccupati dalla base giuridica dell’intero meccanismo, angosciati dall’idea che una scelta dubbiosa possa provocare ricorsi giudiziari. Altri non vogliono pagare per errori altrui.
«Il finanziamento del fondo è l’aspetto più delicato – ammette Barnier -. Il dibattito è tra un fondo federale, un network di fondi nazionali e una soluzione intermedia. Lavoriamo su qualcosa di intermedio». Di più il commissario non ha voluto dire, per ora. Le ipotesi su questo fronte sono numerose. La possibilità più concreta è quella di creare un fondo europeo nel quale in caso di fallimento o di ristrutturazione di una banca la quota nazionale, rimasta ben visibile nello strumento comunitario, verrebbe chiamata a contribuire in primis al salvataggio.
Ancora una volta sembra prevalere lo spirito confederale più che federale. La stessa proposta della Commissione prevede il diritto di veto quando in ballo c’è la contribuzione di un bilancio nazionale. «Sul governo del meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie – prosegue Barnier -, la questione è doppia: si discute su chi deciderà la risoluzione di una banca e sulle modalità di presa di decisione nel consiglio, in comitato ristretto o allargato. Una maggioranza di Paesi si è associata all’idea che sia la Commissione a prendere la decisione finale, almeno in questo momento», in attesa di un eventuale cambio dei Trattati.
Una maggioranza di Paesi, non tutti quindi. Lo stesso vale per il raggio d’azione del meccanismo. «Una maggioranza di ministri – nota Barnier – sostiene l’idea che questo sia usato per tutte le banche. Possiamo tuttavia immaginare di responsabilizzare maggiormente le autorità di risoluzione nazionali per le banche più piccole. Ciò detto, ci sono piccole banche che hanno creato grandi problemi. Una differenziazione potrebbe basarsi su criteri quali la presenza transfrontaliera dell’istituto di credito o il suo impatto sulla stabilità finanziaria. Potremmo quindi aumentare la responsabilità delle autorità nazionali in alcuni casi».
Il rischio è di assistere a una pericolosa segmentazione del mercato unico, anche se il commissario assicura che «le decisioni saranno prese di solito alla maggioranza qualificata negli organismi decisionali del meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie». In questo contesto di accese sensibilità nazionali, l’esito del negoziato è ancora molto incerto. Il prossimo Ecofin è il 10 dicembre, ma si pensa già di convocarne uno straordinario il 16, prima del Consiglio europeo del 18-19 dicembre.
Infine, Barnier ha confermato che vuole presentare anche una proposta sul futuro assetto bancario europeo. Sul tavolo c’è l’eventuale separazione tra attività di deposito e attività di investimento. «L’impegno è complicato anche perché alcuni governi europei sono progrediti molto velocemente su questo aspetto. La mia proposta andrà forse oltre alcuni testi nazionali. Se un testo europeo sarà adottato, questi paesi dovranno cambiare i loro (…) Voglio che sia certo che le attività più speculative siano trattate correttamente, vale a dire efficacemente».

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