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Crisi bancarie, Europa in pressing

È una corsa contro il tempo quella che Consiglio e Parlamento stanno compiendo per mettere a punto prima delle elezioni europee di maggio un meccanismo unico di gestione delle crisi creditizie, tassello cruciale della futura unione bancaria. Tra ieri e oggi i ministri delle Finanze stanno tenendo una serie di riunioni per cercare di trovare un accordo su un nuovo mandato, più flessibile, da affidare alla presidenza greca dell’Unione che sta negoziando con Strasburgo.
Sulla questione si stanno tenendo due trattative parallele. La prima è quella tra i governi in vista di un trattato internazionale che deve servire a creare un fondo di risoluzione da associare al meccanismo unico di gestione delle crisi creditizie. Il secondo negoziato si sta svolgendo tra Consiglio e Parlamento, e riguarda la creazione della nuova istituzione che sarà chiamata a gestire il fallimento o la ristrutturazione di un istituto di credito in crisi.
Sul primo versante, i Ventotto stanno discutendo principalmente della velocità della messa in comune delle risorse finanziarie del fondo a cui sarà chiamato a contribuire il settore bancario. Ieri i ministri delle Finanze, qui a Bruxelles per una riunione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, si sono riuniti nella veste di rappresentanti dei governi che stanno negoziando il trattato. «Vogliamo discutere delle questioni aperte», ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.
I ministri non devono decidere solo dettagli più o meno importanti. Devono anche scegliere cosa introdurre nel trattato e cosa invece riservare al regolamento che servirà alla creazione del meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie. Quest’ultima scelta non è banale, se è vero che il Parlamento è critico della decisione di usare un trattato per creare il fondo di risoluzione. Secondo Strasburgo, questa scelta mette a rischio il processo di codecisione tra Parlamento e Consiglio.
Oggi i ministri discuteranno anche di un nuovo mandato (più flessibile del precedente) da affidare alla presidenza greca dell’Unione che sta negoziando con il Parlamento. Strasburgo vuole un processo decisionale che sia «credibile, efficiente e prevedibile» e un fondo di risoluzione che sia «unico dall’inizio». Un possibile accordo potrebbe prevedere l’accettazione del trattato da parte del Parlamento in cambio di una messa in comune delle risorse del fondo in cinque anni anziché dieci.
Per ora alcuni Paesi, tra cui la Germania, puntano i piedi. Il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schäuble ha spiegato ieri che ci sono dei margini per modificare qualche «dettaglio» del meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie messo a punto dai governi, non «la struttura dell’accordo». Dal canto suo, parlando a Bloomberg, il ministro delle Finanze lituano Rimantas Sadzius ha spiegato che «c’è spazio per accorciare il periodo della graduale mutualizzazione».
Infine Dijsselbloem ha spiegato che l’Eurogruppo ha «parlato anche dell’idea di ricapitalizzare le banche direttamente attraverso il Meccanismo europeo di stabilità». Una intesa sul tema è probabile in marzo. Infine, su tutt’altro tema, l’Eurogruppo ha deciso che di un terzo pacchetto di aiuti alla Grecia e dei modi di ridurre il debito greco si parlerà solo dopo il voto europeo. La scelta rischia di dispiacere al governo Samaras che sperava in concessioni prima delle elezioni da usare in campagna elettorale.

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