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Crisi bancarie, in discussione le regole. La leva dei fondi di tutela dei depositi

La Commissione europea avvia una consultazione per rimettere mano alle norme sulla gestione delle crisi bancarie. Dall’invisa noma sul bail in all’armonizzazione delle legislazioni nazionali sulle liquidazioni delle banche non significant (che dunque sfuggono alla direttiva Brrd sul bail in). Ma il passo veramente significativo è l’apertura di un confronto sul sistema delle garanzie incrociate tra i fondi di tutela dei depositi nazionali. Le famose Edis, cioè quel sistema che dovrebbe consentire un meccanismo di assicurazione, un mutuo intervento tra fondi nazionali qualora le risorse del singolo fondo di uno Stato (Dgs) non siano sufficienti a fare fronte a coprire le garanzie sui depositi bancari in caso di crisi. Le Edis costituiscono il passaggio finale e cruciale per il completamento dell’Unione bancaria europea di cui si parla ormai da anni. Il documento di consultazione sarà disponibile per tre mesi; la formula proposta è quella di una serie di quesiti con varie possibilità di risposta in base al maggiore o minore tasso di adesione agli scenari proposti.

Tra i questi uno dei più significativi è il numero 37 che riguarda il possibile assetto delle Edis. Esso prevede lo stadio più blando di uno schema comune europeo per dare un supporto di liquidità tra Stati, poi la prospettiva che i soldi dei singoli Dgs possano essere trasferiti gradualmente a un fondo centrale fino all’affermazione che la copertura delle perdite sia una parte essenziale di uno schema comune. Il documento affronta moltissimi punti: tra questi anche la possibilità di sinergie tra lo schema delle Edis e il Fondo di risoluzione unico (SRF), quello che in base alla normativa vigente può intervenire, a determinate condizioni, nelle crisi bancarie se gli apporti degli azionisti e dei creditori si rivelano insufficienti. A regime il Fondo disporrà di circa 55 miliardi di euro, equivalenti all’1% circa dei depositi protetti nella zona euro. Va ricordato, comunque, che fino a un anno fa gli Stati nordici e anche i falchi tedeschi chiedevano che a fronte di uno schema comune di garanzie sui depositi fosse introdotta la ponderazione patrimoniale dei titoli di Stato dei paesi di appartenenza posseduti dalle banche. Una proposta che agli istituti di credito italiani comporterebbe aumenti di capitali per svariati miliardi di euro.

Ma il documento in generale pone interrogativi anche su quanto Stati membri e intermediari ritengano essere state efficaci le regole su bail in (in realtà mai veramente applicata, in Italia ci sono state risoluzioni e ricapitalizzazione preventive) e quanto siano eventualmente da rivedere i vari strumenti messi a disposizione dalle direttive comunitarie per le crisi bancarie. E ancora: come gestire le crisi delle banche più piccole? Estendendo anche ad esse il bail in o rendendo omogenee le discipline dei singoli Stati sulle liquidazioni? C’è poi lo scivoloso tema deill’utilizzo dei Fondi di tutela dei depositi per gli interventi preventivi nelle crisi bancarie. Il blocco di questa opportunità per il fondo italiano Fitd nel 2015 costrinse il governo Renzi alla risoluzione delle quattro banche. La decisione della Corte di Giustizia europea due anni fa ha riabilitato quel tipo di interventi per il Fondo. Ma ora il documento chiede se si ritiene invece necessario che una normativa superi i dubbi interpretativi, chiarendo cosa un fondo di tutela depositi può o non può fare nelle crisi bancarie.

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