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Crisi aziendali, per la task force solo un mini rafforzamento

Per ora è un mini rafforzamento. La struttura per le crisi di impresa incardinata presso il gabinetto del ministero dello Sviluppo economico potrà avvalersi solo di dodici funzionari in più. L’incremento è contenuto nella bozza del decreto dello Sviluppo, d’intesa con il ministero del Lavoro, che dovrà servire a ridare slancio alla zoppicante gestione delle vertenze.

Non è un’iniziativa che nasce da questo esecutivo. Il decreto che sarà firmato dai ministri Giorgetti (Sviluppo) e Orlando (Lavoro), infatti, ricalca sostanzialmente la bozza che era stata preparata dai loro predecessori, Patuanelli e Catalfo, e che giace nei cassetti ministeriali addirittura da quasi un anno. Mentre, in piena emergenza Covid, alcune vertenze esplodevano o tornavano a complicarsi (Whirlpool, ex Embraco, Ast, Blutec, Jabil, ex Lucchini di Piombini, Bekaert, Corneliani solo per citare gli esempi più noti) la burocrazia governativa indugiava sul rafforzamento della task force.

Il provvedimento ministeriale attuerà una norma che risale al decreto anti crisi 101 del settembre 2019, finanziata con 1,2 milioni di euro per tre anni. Non c’è invece traccia, almeno per il momento, di un altro potenziamento, previsto in questo caso dal decreto rilancio (aprile 2020) e relativo a 1,5 milioni in tre anni per selezionare fino a 30 consulenti a supporto della struttura. Manca l’avviso pubblico. E lo stesso vale per 900mila euro in tre anni destinati a un nucleo di esperti di politica industriale.

La bozza visionata dal Sole 24 Ore rivede solo alcuni aspetti del precedente decreto organizzativo, che risale al 2017. Il provvedimento evidenzia accanto a quello dello Sviluppo il ruolo del ministero del Lavoro, del resto risulta che il ministro Orlando voglia giocare una parte rilevante nella gestione delle vertenze.

Sarà nominato un coordinatore in carica due anni, al quale faranno capo due rappresentanti del lo Sviluppo (uno per le materia di politica industriale e uno per gli incentivi alle imprese), due del Lavoro (rispettivamente per ammortizzatori sociali e tutela delle condizioni di lavoro e relazioni industriali), uno della Conferenza dei presidenti delle Regioni, uno di Unioncamere, uno di Invitalia e uno o più delegati degli organi di vertice politico. Viene invece abrogata la segreteria di supporto tecnico. Sarà formulata una relazione annuale ai due ministri.

Per l’apertura di un tavolo si valuteranno quattro ambiti: caratteristiche dell’impresa (dall’assetto proprietario al numero di dipendenti); indicatori di bilancio; stato di crisi (cause, stadio della crisi, utilizzo di ammortizzatori sociali); impatto economico e occupazionale della crisi sul territorio incluso l’indotto. Tra i compiti della struttura: proporre interventi operativi per la riconversione, indirizzare le strategie aziendali per favorire reindustrializzazione e ricollocazione dei lavoratori, fare scouting di potenziali investitori, avviare attività di analisi e ricerca. Al di là delle funzioni, non troppo lontane da quelle esercitate finora, conterà ovviamente l’efficacia delle decisioni, spesso giudicate non all’altezza dai sindacati.

La struttura, con la relazione annuale, potrà forse aiutare a fare chiarezza sulle crisi gestite dallo Sviluppo. A gennaio, in piena crisi di governo, dal ministero è stato riferito che si è scesi a 99 casi totali ma non viene diffuso un elenco di quelle chiuse e di quelle ancora aperte. Intanto, il ministero di Giorgetti dovrà occuparsi subito di una serie di vertenze complesse nella siderurgia, a partire dall’Ilva. Domani si terrà al ministero un tavolo sulla produzione del settore siderugico, con la presenza anche dei ministri Franco (Economia), Cingolani (Transizione ecologica) e Carfagna (Sud) e degli a.d. di Invitalia e Cassa depositi e prestiti. Allo studio un accordo di programma per l’Ilva basato sull’utilizzo dei vari fondi disponibili, anche di fonte europea, per gli adeguamenti tecnologici e ambientali, e sul coinvolgimento delle amministrazioni del territorio.

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